Roseto primo in A2 si coccola Smith: «Qui è fantastico»

La guardia Sharks: grandioso giocare al PalaMaggetti Segno tanto grazie al nostro allenatore e ai compagni
ROSETO. La pesca della guardia titolare sul mercato americano, ha sempre del miracoloso in casa Roseto Sharks. Quest’anno, tanto per cambiare, c’è uno squalo fenomenale: si chiama Adam Smith, come l’omonimo economista che fondò l’economia politica moderna.
Ma mentre il filosofo teorizzava la “mano invisibile” della libera concorrenza, il giocatore americano la sua mano l’ha già fatta sentire, eccome, sui parquet italiani di A2 di basket, tanto bravo da conquistare la classifica dei cannonieri, venendo premiato ieri come miglior giocatore del mese di ottobre. Il tutto mentre Roseto, partito per salvarsi, si gode il primo posto in classifica.
Smith, come ha iniziato con la pallacanestro?
«A casa mia, ad Atlanta, ho iniziato a giocare a basket all’età di 5 anni. Mio padre mi comprò un piccolo canestro di plastica e lo mise nella mia cameretta, e già la prima sera segnai più di mille canestri. Una passione che non è più andata via. Cerco di segnare non meno di 300 tiri al giorno da almeno due anni».
C’è un allenatore a cui dire un grazie particolare?
«Ho imparato qualcosa di diverso da ogni allenatore che ho avuto, tutti mi hanno insegnato qualcosa, aiutandomi a crescere».
Almeno avrà un giocatore preferito.
«Non credo di averne uno in particolare, perché tutti hanno qualità diverse che usano in partita, e questo è quello che ammiro di più. Mi piace guardare e imparare da tutti».
Non dica che non avrebbe paura di nessuno in una gara al tiro dai tre punti.
«Beh, non vorrei trovarmi contro Stephen Curry...».
Quali qualità deve avere un campione di basket?
«Anzitutto la capacità di migliorare. Una stagione è molto lunga, e tante cose possono accadere. I migliori giocatori del mondo trovano sempre il modo di migliorare».
Si sente un predestinato?
«No. Uno dei miei coach mi disse: “non diventerai quello che vorrai essere, ma quello che meriterai di essere”. E io ci credo. Otterrai esattamente quello per cui proporzionalmente metti impegno».
È ancora giovane, ma ha già vissuto un momento indimenticabile sul parquet: l’ultima vittoria contro Udine.
«Non dimenticherò mai il tiro da tre che ho segnato e che ci ha portato al -1, e l’incitamento del nostro pubblico».
Com’è giocare al PalaMaggetti?
«Grandioso. Riceviamo una grande spinta, che ci aiuta a giocare meglio. Sono felice di essere parte di una città in cui la cultura della pallacanestro è così radicata».
Ha un sogno nel cassetto?
«Il mio obiettivo è vincere la prossima partita, sono concentrato sulla gara di Forlì».
Allora niente Nba?
«Ogni ragazzino al mondo a cui piace il basket, sogna di giocare nella Nba. Io ho diversi ex compagni di squadra e amici che ci giocano. E so che è una cosa non così lontana. Se l’opportunità dovesse presentarsi, la prenderò».
In cinque match ha segnato sempre tanto e con eccellenti percentuali: c’è un segreto?
«La qualità della mia pallacanestro non sarebbe esprimibile se non fosse per il nostro allenatore, il nostro sistema di gioco e i miei compagni. Abbiamo costruito qualcosa di buono».
Si sente arrivato?
«Non sono sicuro di sapere cosa sia essere famosi, non mi vedo così. Vorrei solo che la gente sapesse che io amo la pallacanestro. E che farò di tutto per questa squadra».
Marco Rapone
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