Roseto è la casa dell’impossibile: sotto con Trieste

Il pivot Paci: «Ci davano per morti, ora non siamo fenomeni Dopo Verona arriva la nostra bestia nera e noi ci siamo»
ROSETO. La partita vinta a Verona, ha messo in luce nel Roseto Sharks più di un protagonista: Smith e il suo trentello, Fultz e i suoi assist, Amoroso con i suoi canestri chirurgici, via via fino ad arrivare al giovane Mariani, 10’ in campo senza far rimpiangere i titolari. A svettare sotto le plance, c’era anche Paolo Paci, pivot di questi Squali: per lui 12 punti in 26’, con il 75% al tiro e 7 rimbalzi.
«Vincere la prima fuori casa, per di più contro il forte Verona, è stato davvero un bel colpaccio», afferma Paci. «Siamo stati bravi come gruppo a partire senza nessun pessimismo, venivamo da un precampionato un po’ così, ma abbiamo dimostrato che la differenza che sulla carta ci dava per spacciati, sul campo non si è vista». Forse Verona aveva preso sottogamba la gara? «Non direi, piuttosto penso che loro fossero scesi in campo molto tesi. Noi abbiamo messo del nostro, partendo bene e aggressivi su ogni pallone, segnando canestri anche abbastanza facili. Questo ci ha fatto giocare con fiducia per tanti minuti, poi chiaramente loro hanno provato la rimonta, anche con una certa foga, ma lì è venuto fuori il nostro carattere, spegnendo ogni loro agonismo».
Questo gruppo di giocatori, praticamente tutto nuovo, ha dimostrato una grande coesione: «Quello deve essere il nostro obiettivo, rimanere uniti affinché tutti insieme si possa dare ancora di più», commenta Paci, «non eravamo scarsi ieri, non siamo dei fenomeni oggi. Siamo un gruppo che deve crescere, e che per farlo bene, ha bisogno di farlo insieme, senza lasciarsi scalfire dalle critiche».
Critiche che in realtà ci sono state nel precampionato e che hanno anche toccato personalmente il pivot, col suo nome che veniva dato come possibile partente. «Voglio giocare ogni partita fino all’ultima goccia di sudore, senza risparmiarmi, è questo il mio obiettivo. Poi si può vincere o perdere, ma di certo dobbiamo arrivare a fine gara che abbiamo dato tutto, sono sicuro che è l’atteggiamento giusto per vestire questa maglia. Del resto», sorride allargando le mani, «anche questo è il bello di giocare a Roseto, tutti sanno di pallacanestro e si sentono un po’ allenatori. Ma Roseto è anche il posto dove, se si crea quell’alchimia giusta tra società, giocatori e tifosi, possono succedere cose importanti». Adesso basta festeggiamenti, c’è Trieste alle porte, che l’anno scorso fu la bestia nera degli Sharks, l’unica che fu capace di batterli sia all’andata che al ritorno: «Squadra che gioca con molto agonismo, in grado di mettere forte pressione difensiva, anche ai limiti del regolamento. Molti di loro giocano insieme da un triennio, e poi vengono da un ko in casa. Non sarà un match facile, ma se il pubblico saprà darci la spinta giusta, anche nelle difficoltà, potremo fare la nostra parte. Ma dobbiamo farlo uniti», conclude il pivot.
Marco Rapone
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