Rosolino: io, l’Abruzzo e il mio mondo social

«Amo comunicare e in estate sarò a Silvi Marina per un camp»
PESCARA. Un vulcano in redazione. È Massimiliano Rosolino, 41 anni, napoletano trapiantato a Roma che ha scelto l’Abruzzo per organizzare il suo secondo camp estivo: dopo Lignano Sabbiadoro sbarcherà dal 28 giugno al 12 luglio a Silvi Marina, all’Universo Sport Center, grazie alla collaborazione con il direttore tecnico Lamberto Calore. Al Centro, durante la diretta Facebook - a tratti trasformata in uno show - disponibile sul sito www.ilcentro.it, ha parlato di questo e altro, svelando peculiarità della vita privata e progetti per il futuro. Un ex atleta, certo, che però non vive pensando al passato. Più che mai social e più che mai proiettato nel mondo della comunicazione. L’oro nei 200 misti alle Olimpiadi di Sydney, nel 2000, così come il primo posto ai Mondiali di Fukuoka in Giappone, nel 2001, appartengono a un altro Rosolino. Quello di oggi è il frutto di quanto seminato durante il momento di maggior fulgore in acqua, quando ha deciso di accettare l’offerta della televisione. Che gli ha spalancato un nuovo mondo. Da Ballando con le stelle del 2006 è nato un altro Rosolino non solo per la relazione con la ballerina russa Natalia Titova da cui ha avuto due figlie. Vivace, intraprendente e alla continua ricerca dell’empatia con il prossimo. Istrionico. Rigorosamente con Bella – un cane barboncino marrone di poco più di un anno – al guinzaglio. Mantiene la direzione tecnica di un impianto a Napoli, prepara il camp, organizza la trasferta a Tokyo dove racconterà “l’altra Olimpiade” e c’è un film da girare con Raoul Bova, Magnini, Brambilla e Bortuzzo. «Lo sport era e resta al centro della mia vita, vuoi perché lo pratico per un’ora o poco più al giorno, vuoi perché mi ha riempito di valori che cerco di trasmettere». 14 anni di Nazionale, un’esperienza chiusa nel 2009 e i Giochi del Mediterraneo di Pescara sono stati uno degli ultimi appuntamenti della sua attività agonistica. «Lo sport è un trampolino di lancio attraverso il quale creare altri interessi. Nessuno ha mai perso tempo con lo sport. Ti fa stare tra la gente e a me questo piace. Adoro interagire con il prossimo e trasmettere valori e sensazioni. Sono un tipo molto curioso».
Rosolino e l’Abruzzo. L’abitazione di proprietà a Rocca Pia è il rifugio invernale per almeno dieci giorni l’anno. «Da una vita ormai vengo in Abruzzo, la conosco bene», racconta Massimiliano Rosolino, «trascorro parte delle festività natalizie a Rocca Pia. Vado a sciare e ho scoperto che l’Altopiano delle Cinquemiglia è il posto più freddo d’Italia». E poi la zona costiera. «Sì, ho conosciuto Silvi Marina dove sto organizzando il camp per bambini (nati dal 2005 al 2011, ndr) che per me sarà totalizzante nel senso che lo vivrò 24 ore al giorno».
Gli anni d’oro. Rosolino appartiene alla generazione che, nel nuoto maschile italiano, ha iniziato a vincere a livello internazionale. Tra il 1995 e il 2008 è stato quattordici volte campione europeo e 60 volte a medaglia nelle manifestazioni internazionali. Oltre alle medaglie olimpiche. In pratica, una sorta di apripista per gli assi degli ultimi anni. «Il nuoto è cambiato, ma nel tempo si è modificato anche l’approccio al mondo acquatico. Il momento più bello, per quanto mi riguarda, è stato quando ho vinto l’oro olimpico a Sydney, ma io ho anche perso. E la possibilità che ti dà lo sport, quella di rifarsi dopo una sconfitta, è stata sempre una molla che mi ha spinto a dare il massimo. Un propellente. Quando sento parlare di sacrificio abbinato allo sport mi viene da ridere. L’allenamento può essere duro, ma mai un sacrificio. Se lo fai con il sorriso, divertendoti, riesce meglio. Popov e Thorpe sono alcuni dei campioni che più ho ammirato nella mia carriera, gente capace di resistere ad alti livelli per più anni». Un po’ come Federica Pellegrini. «Certo, la sua grandezza sta appunto nella continuità ad altissimi livelli».
Il sogno realizzato. Un aneddoto sintetizza la sua adolescenza. «Avevo dieci anni e scrissi un tema in cui dicevo che mi sarebbe piaciuto vincere le Olimpiadi. Ebbene a 18 anni ho partecipato per la prima volta ai Giochi e a 22 ho conquistato l’oro nei 200 misti a Sydney. I genitori sono importanti nel costruire i sogni dei figli. È stato così per me e spero sia la stessa cosa con le mie bimbe, anche se a me dicono che da grande faranno nuoto e alla mamma garantiscono che balleranno...». C’è una gara che gli è rimasta sullo stomaco. «La mancata qualificazione alla finale dei 200 misti alle Olimpiadi di Atene non l’ho ancora digerita. Ero campione in carica, dopo l’exploit di Sydney, e volevo difendere il titolo, mi ero preparato bene. Eppure per un soffio non è arrivata la finale e ancora oggi per me rappresenta un rimpianto».
Si definisce un innovatore. «Ad Atlanta (Olimpiadi 1996, ndr) sono stato il primo a fare la preparazione a secco. Il nuovo non mi spaventa, anzi mi affascina. Sono curioso. Andrò a Tokyo per conto di un’azienda e cercherò di raccontare “l’altra Olimpiade”, qualcosa che vada oltre quello che tutti vedono attraverso i canali ufficiali. Mi piace comunicare, amo confezionare le storie su Instagram. Cerco di trasmettere qualcosa».
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