Rossi, 40 anni di vittorie e non si arrende

15 Febbraio 2019

MotoGp, domani il compleanno del campione che ha in bacheca nove Mondiali

PESARO. Quaranta e non sentirli. O forse sì, certe volte. Come quando la moto non è potente quanto la tua voglia di vincere. Hai nove titoli mondiali da esporre. L'ultimo risale ormai a 10 anni fa. Però senti che talento ed esperienza possono ancora fare la differenza. E quindi perché non provare ad inseguire il “decimo”. Domenica 10 marzo Valentino Rossi sarà alla partenza della sua 24ª stagione e domani gira la boa degli “anta”. Valentino esordiva nel mondiale 125, in sella ad una Aprilia, il 31 marzo 1996. Già quell'anno sarebbe arrivata la prima vittoria, a Brno, una settimana dopo il primo podio, un terzo posto in Austria. La prima di 115 in 382 gare, con 232 podi e 65 pole. Nel 2018 è stato il primo nella storia del motociclismo a toccare i 6.000 punti. Nel 1997 ecco il primo titolo iridato. Ne seguiranno altri otto, vinti in tutte le classi nelle quali si cimenta: dalla 125 alla 250, all'ultima stagione della 500 due tempi (2001). Nel 2002 nasce la MotoGp, ma il pesarese resta imbattibile. E tale rimane fino al 2005, nonostante l'addio - nel 2004 - alle certezze offerte dalla Honda e l'azzardo del passaggio in Yamaha, con la storica vittoria in Sudafrica. Nel 2008-2009 è doppietta iridata. Poi tre secondi posti e due terzi, nell'era degli spagnoli terribili: Lorenzo e, soprattutto, Marquez. Il piazzamento che brucia di più nel 2015, secondo ad appena 5 punti da Lorenzo, con Rossi costretto a partire ultimo a Valencia, dopo il contatto con Marquez in Malesia. Per Valentino è un «biscottone» e ancora non l'ha digerito. Altra pagina che non ricorda volentieri i due anni in Ducati (2011-2012), con zero vittorie. Quindi il rientro alla Yamaha. Il suo contratto scadrà alla fine del 2020. Questa stagione e la prossima gli diranno cosa fare da grande. La parola magica che Rossi ripete, il suo elisir di eterna giovinezza, è «competitività». Quella che Yamaha non gli garantisce da un pò, impedendogli di salire sul gradino più alto ormai dal gp di Assen del 2017. Un handicap che stride con la forma fisica che lui continua a garantire, insieme alla capacità di guidare ad alti livelli. A costo di tanto lavoro. «A 40 anni per vincere bisogna soffrire» ripete scherzando, ma non troppo, mentre il compleanno si avvicina. Le sfide, prima di tutto con se stesso, sono la sua benzina. Però vuole giocarsele ad armi pari. A chi dice che sarebbe ora di smettere risponde: «A me piace guidare la moto. Se sono competitivo non sento il peso degli anni»