Sabbatini, la freccia che incanta l’Abruzzo «Io e il sogno Europei»

16 Marzo 2021

La teramana al debutto con la Nazionale maggiore a Torun «Emozione unica, ma a livello internazionale devo crescere»

TERAMO. Dopo gli Europei indoor di Torun, in Polonia, dove ha gareggiato sui 1500, Gaia Sabbatini si è goduta qualche giorno di meritato riposo al termine di una lunga stagione indoor, che l’ha vista protagonista nel mese di febbraio e marzo nei quali ha colto la vittoria di due titoli italiani: sugli 800 under 23 e sui 1500 Assoluti. Una tappa importante della carriera l’esordio in nazionale maggiore in occasione di un campionato europeo per la ventunenne atleta teramana delle Fiamme Azzurre-Atletica Gran Sasso. La quale è tornata consapevole e determinata nel cercare di migliorare la sua dimensione internazionale.
Sabbatini, quale emozione le è rimasta maggiormente impressa di questa prima esperienza in azzurro?
«Ho provato una prima grande emozione quando è arrivata la convocazione. Poi, gareggiare con atlete di alto livello mi ha fatto sentire sensazioni combattute, tra desiderio di crescita e grande soddisfazione di correre al loro fianco. Non mi ero posta particolari obiettivi, ma più che altro la curiosità di vedere come sarebbe andata la gara».
Qual è la valutazione dei suoi Europei dal lato tecnico?
«Qualcosa in più avrei potuto fare in qualificazione, perché mi sono messa in una posizione sbagliata al momento topico della gara, troppo all’interno del gruppo, perché sono abituata a correre vicinissima al cordolo. In questo modo, sono rimasta chiusa quando c’è stato il cambio di ritmo delle prime, non riuscendo a mettermi nella loro scia. A questi livelli non è facile reagire velocemente, perché ho gareggiato con atlete che avevano primati personali anche dieci secondi migliori del mio e, alcune di loro, sono anche ottime specialiste degli 800 con tempi sotto i due minuti».
Nelle gare di mezzofondo degli Europei si è visto che, in genere, gli italiani hanno sofferto nei cambi di ritmo finali, nonostante non si corresse ad andature veloci. Quali differenze con il mezzofondo internazionale di vertice, vivendole da dentro?
«Che bisogna crescere ancora tanto. Personalmente, nelle gare in Italia la volata finale è uno dei miei punti di forza, che mi fa sentire sicura. Ma a livello internazionale ancora non basta, e l’esperienza mi è stata utile per capire che bisogna lavorare molto su questo aspetto per il futuro. Nelle manifestazioni come mondiali, europei, olimpiadi, le gare si decidono spesso alla fine, in volata».
Quando ha saputo che sarebbe bastato il minimo Eaa (federazione europea) per essere convocata per gli Europei, e non quello Fidal più severo posto a 4’12”00, che non aveva centrato in stagione?
«L’ho saputo appena dopo la vittoria del titolo italiano assoluto (in 4’13”70 ndc), quando mi è stata comunicata la convocazione. In questa gara avrei potuto correre più veloce, ma ho sbagliato nel rilassarmi troppo presto per festeggiare la vittoria».
Il direttore tecnico La Torre aveva dichiarato alla vigilia che gli Europei sarebbero serviti, per i numerosi esordienti, come prova di maturità per capire chi può stare in un’atletica adulta e chi ha bisogno di continuare a studiare. Alla luce del fatto che lei è all’ultimo anno di under 23, si sente ancora come atleta che deve continuare studiare, o ritiene di essere pronta per gareggiare a certi livelli?
«L’esperienza mi è servita per capire che devo competere con atlete di vertice internazionale, per darmi anche una svegliata. Mi devo porre in gioco ai massimi livelli, magari mettendomi anche a tirare in testa senza remore nelle gare internazionali».
Come riprenderà la programmazione?
«Dovrò rimettere molti chilometri nelle gambe, per completare il lavoro invernale nelle prossime settimane. Come appuntamento importante ci saranno i campionati europei under 23, a luglio».
Com’è è stato il rito del giuramento di voi esordienti in azzurro?
«È stato fatto in modo sobrio e istituzionale, senza tante cerimonie, per rispettare le norme anti Covid. Ma i nostri capitani, Gianmarco Tamberi e Chiara Rosa ci hanno incitati in tutte le gare».
Roberto Ragonese
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