Sarri alla Juve, l’inizio della rivoluzione

Tifosi bianconeri e napoletani divisi. Il tecnico firma fino al 2022. E Pogba vuole rompere col Manchester United
TORINO. Da nemico dichiarato a condottiero sul percorso vincente della Juve, pronto a raccogliere l’eredità di Antonio Conte prima e di Massimiliano Allegri poi. Maurizio Sarri è il nuovo allenatore bianconero fino al 30 giugno 2022 (al Chelsea 3 milioni di indennizzo): una giravolta che in pochi avrebbero immaginato solo un anno fa, quando il tecnico guidava il Napoli e puntava il dito – compreso quello medio, mostrato ai tifosi bianconeri il 22 aprile 2018 – contro la Vecchia Signora del calcio italiano. Un allenatore certamente non inclusivo Sarri, 60 anni, nato a Napoli ma cresciuto in Toscana, in grado di attirarsi le antipatie del popolo juventino ma capace anche di incantare col suo gioco e di infliggere l’ultima sconfitta casalinga in campionato della Juve, trafitta da Koulibaly. E il c’eravamo tanto odiati di tappe ne ha vissute diverse: gli attacchi, da avversario alla guida dei partenopei, una volta contro la forbice sproporzionata di fatturati tra le due contendenti al titolo, e ancora le critiche ai calendari che avrebbero favorito i bianconeri, il poco aplomb mostrato al passaggio di Higuain a Torino. Ma qualche caduta di stile non ha scalfito il buon nome che si è fatto in panchina: come dimostra il successo nel primo anno inglese coronato dalla vittoria dell’Europa League del suo Chelsea.
Un cammino cominciato dai primi anni 2000: in B dal 2005 con Pescara, Arezzo e Avellino. Tanta gavetta e il campionato delle big un miraggio ancora per diverso tempo, tra il Verona, il Perugia, il Grosseto, l’Alessandria e il Sorrento, diviso fra B e Lega Pro. Poi nel 2012 inizia la storia con l’Empoli: Sarri sfiora la promozione nella massima serie già alla prima stagione e la raggiunge un anno dopo. Nel 2015 il grande salto al Napoli, piazza dove Sarri lascia il segno: gli azzurri fino al 2018 raggiungono quota 82, 86 e 91 punti, cifre record in A per il Napoli. Quindi l’approdo al Chelsea. Un percorso che ora lo vede approdare alla Juve: un binomio fino a poco tempo fa che sarebbe apparso almeno bizzarro. Tanto che i tifosi sono divisi tra rabbia, ma anche curiosità dopo anni di vittorie spesso sacrificate al bel gioco. Situazione che ricorda molto l’estate di cinque anni fa, quando Allegri arrivò tra la delusione per poi rivelarsi uno degli allenatori più vincenti della storia bianconera.
La rivoluzione di Agnelli e della dirigenza bianconera ha trovato nelle file nemiche il proprio condottiero, che a Napoli lascia amarezza (tante le proteste, una targa celebrativa per Sarri nel quartiere napoletano di Bagnoli è stata rimossa dopo l’ufficializzazione del passaggio).
Con il nuovo allenatore, la Juve potrà concentrarsi sul mercato e in tal senso vanno registrate le parole di Paul Pogba che sanno d’addio al Manchester United e che potrebbero scatenare un’asta proprio tra la Juve e il Real Madrid: «Potrebbe essere un buon momento per andare altrove» ha dichiarato da Tokyo il francese «sto pensando a questo, a una nuova sfida da un’altra parte. Sono a Manchester da tre anni ma dopo questa stagione e dopo tutto quello è successo, dopo quella che è stata la mia stagione migliore, penso sia un buon momento per me per una nuova sfida».
Mentre in Inghilterra qualche tabloid scrive che il Liverpool ha rifiutato i 150 milioni di euro offerti da Agnelli per Salah, per la Juve si torna a parlare di Zaniolo, che per una cifra superiore ai 60 milioni la Roma potrebbe lasciar partire, ma si ipotizza anche di Perin e Cuadrado come contropartite tecniche.
Angelo Caradonna

