Schwazer ci credeva «Resta l’amarezza»

Prima la squalifica per 8 anni, poi una lunga notte insonne «Sacrifici per i Giochi. E ho messo la faccia per difendermi»
RIO DE JANEIRO. La lunga notte insonne di Alex Schwazer tra disperazione, fuga e voglia di sfogarsi. Momenti e sensazioni che abbiamo vissuto nell’arco di sette ore accanto al marciatore altoatesino pesantemente squalificato per otto anni. Un sogno infranto contro quelle rocce non tanto distanti dalla celebre spiaggia di Copacabana.
L’altra sera quella località di divertimento per Alex è diventata una prigione, un luogo tremendo, da dove scappare al più presto. Non sapeva dove andare, giornalisti e telecamere lo inseguivano ovunque. «Sono distrutto», ha detto Alex mentre s’allontanava dall’hotel nel buio dell’umida notte carioca lasciando ai presenti non poche preoccupazioni. Sulla terrazza della struttura i racconti, gli attacchi con parole forti e precisi riferimenti da parte di Sandro Donati passavano in secondo piano.
Tutti si chiedevano: dov’è Alex ? Alex non si trova. Alla fine lo scorgiamo seduto ad un tavolo della Casa dos Marujos, l’ameno localino dove era andato nei giorni precedenti assieme ai suoi avvocati a pochi passi dall’hotel sulla Rua Bulhoes de Carvalho. È li da solo, con lo sguardo impietrito mentre guarda Svizzera-Usa di beach volley. È vestito con una maglietta azzurra. Sembrava come dovesse attenere il suo Sandro per intraprendere una nuova seduta di allenamento. Invece, no. Ci avviciniamo, qualche parola di conforto ma i fotografi e le telecamere lo scorgono. Poi una seconda fuga, stavolta su un taxi giallo assieme alla sua manager Giulia Mancini. Ma questa volta almeno è in compagnia. Alex non torna, Donati lo va a cercare.
Noi li attendiamo all’hotel per un semplice saluto. È quasi mezzanotte quando entra nella hall assieme al paladino dell’antidoping. La coppia parla cerca di capire cos’è accaduto. Non si capacita di una vicenda che col trascorrere dei giorni è sempre più misteriosa per le tante, troppe contraddizioni. Nomi, cognomi incarichi, provette, date, controlli antidoping, pensieri liberi ma che, per il momento, non trovano riscontro. Donati è sfinito, saluta e va a dormire. Chi ha voglia di sfogarsi è Alex. «Cosa faccio? Smonto la bicicletta con i rulli e preparo le valige per tornare a casa dalla mia famiglia, dalla mia Kathrin, lei è la mia grande forza. Carolina? Ci siamo lasciati male, non la sento più», aggiunge a specifica domanda. Poi torna alla squalifica, all’udienza. «Non mi sembrava che l’udienza fosse poi andata così male, direi meglio del previsto, per questo ho voluto crederci fino alla fine. Di quelle 10 ore non è rimasto nulla, solo una grande amarezza. Non conosco ancora le motivazioni ma mi pare si siano limitati ad una semplice cosa tecnica. Credevo di poter partecipare alle Olimpiadi, è da oltre un anno che lavoro con tanti sacrifici anche economici».
Cosa vi siete detti con Donati? «Lui era pronto. Sono stato io ad insistere a venire in Brasile per l’udienza difronte al Tas. Volevo metterci la faccia per non lasciare nulla di intentato. Sandro e gli avvocati me lo avevano sconsigliato. Pensare che lunedì dopo l’udienza avevo detto a Sandro che avrei smesso dopo le Olimpiadi. Lui invece mi diceva che dopo le Olimpiadi, c’erano i Mondiali e quindi gli Europei e fra tre anni avrei potuto dedicarmi al triathlon ma il nuoto non è proprio il mio punto forte. Giorni fa mi aveva detto che se non mi avessero fatto gareggiare alle Olimpiadi si poteva organizzare a Vipiteno un allenamento-gara in concomitanza della 50 km. Gli ho detto che non faccio queste cose».
Di chi e cosa sospetta? «Non lo so, a questo punto tutto è possibile, sabotaggio con l’inserimento della sostanza nella borraccia ma anche manomissione della provetta. Posso solo dire che se avessi preso microdosi di testosterone non avrei potuto festeggiare a Capodanno, sarei dovuto andare a dormire alle 9 di sera e soprattutto non avrei dovuto bere alcolici. I fatti dimostrano il contrario perché sono ritornato a casa alle 4». Sono ormai le 2,30, Alex ritorna nella camera 201 per quella che resta della sua lunga notte.
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