Sciarra, dal calcio all’ingegneria
Dalla Roma al Silvi, il bomber si racconta: non ho sfondato, ora lavoro in cantiere
PESCARA . Era una promessa del calcio. È cresciuto prima nel Pescara, poi nella Primavera della Roma insieme a Florenzi, De Rossi e Bertolacci. Ha giocato anche in serie C con Aversa Normanna, Barletta, Chieti e Campobasso, ma non ha sfondato. Così, si è dedicato agli studi. Oggi Daniele Sciarra, 27 anni, laureato in ingegneria edile a Milano, lavora in cantiere con il papà. «Il calcio non l’ho abbandonato», premette Sciarra, «da gennaio gioco al Silvi, in Prima categoria, dove mi diverto ancora. Ma in passato ho fatto altre scelte e il calcio non è più la mia priorità». Sciarra, quando era un ragazzino, era considerato tra i migliori talenti abruzzesi. Dagli Allievi Nazionali del Pescara fino al grande salto nella Primavera della Roma. Poi il ritorno al Pescara di Zeman nell’anno della promozione in serie A. «Il Pescara di Insigne, Immobile e Verratti», ricorda Sciarra. «Ho fatto tutta la preparazione estiva con i biancazzurri e sono rimasto fino a gennaio. Speravo di trovare spazio, ma davanti avevo due campioni come Insigne e Immobile. Così sono andato in C2 a Chieti, ma anche lì non è andata bene».
L’anno dopo, l’attaccante pescarese si trasferisce al Campobasso, sempre in C2. «Con i molisani ho giocato con continuità, ma paradossalmente è proprio lì che ho deciso di smettere. Avevo fatto 15 presenze, poi a metà campionato è arrivato Vullo e mi ha mandato in tribuna. Lì ho capito che mi stava girando male, così ho fatto altre scelte e ho deciso di mettermi a studiare». Sciarra smette col calcio per un paio di anni, poi ricomincia in Prima con il Delfino Flacco Porto, con il quale disputa anche una stagione in Promozione, prima di andare a Silvi dove è già arrivato in doppia cifra. «Il rimpianto più grosso è quello di essere andato all’Aversa Normanna. Avevo il contratto con la Roma, ma avevo fretta di trovare squadra e di giocare, così a giugno accettai di andare all’Aversa. Sono stato sfortunato, non mi ha girato bene. Promessa ero e promessa sono rimasto», sorride Sciarra. «Ma sono felice di essermi laureato. Oggi lavoro nell’azienda di famiglia e continuo a giocare per passione. In futuro mi piacerebbe fare il direttore sportivo». (g.g.)
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