Sciotti: orgoglio e passione In fuga per avere visibilità

17 Maggio 2019

Il patron della Nippo Vini Fantini: «Spero che la mia squadra oggi sia protagonista Ciccone è determinato nel conservare la maglia azzurra, Cataldo sta bene» 

PESCARA. Se lo sta godendo dal vivo questo Giro d’Italia, sul pullman della squadra. Anche perché la partecipazione all’edizione numero 102 della corsa rappresenta una vittoria per Valentino Sciotti, amministratore delegato della Farnese Vini che da anni è impegnata nel ciclismo con il marchio Vini Fantini. È riuscito a convincere i vertici della Rcs della bontà del progetto dopo due esclusioni. E oggi è pronto a vivere una giornata da protagonista con il Giro che passa nel suo Abruzzo, lambirà anche la sua Crecchio e sfiorerà, a Ortona, il castelletto dove sono ubicati gli uffici dell’azienda.
Sciotti, emozionato?
«Dopo due anni di assenza, essere di nuovo qui è bello. E mi permetto di aggiungere che è bello sia per i corridori che per l’Italia, visto che siamo una squadra italiana».
Un’opportunità anche sul profilo commerciale?
«Certamente, la promozione del brand è fondamentale per uno sponsor. A maggior ragione sulle strade d’Italia grazie alla corsa più famosa. L’altro giorno con il nostro giapponese (Sho Hatsuyama, ndr) in fuga mi sono arrivati messaggi da tutto il mondo, perché ovunque hanno visto il nostro marchio in televisione».
È accaduto in questa prima settimana di Giro d’Italia?
«È una strategia. Attaccare e partecipare alle fughe permette ai nostri corridori di uscire dal gruppo e rendere più visibili i marchi degli sponsor, dal vivo e in televisione. È una scelta mirata, proprio per esaltare il brand e la nostra immagine».
Maurizio Formichetti ha detto nei giorni scorsi che la Vasto-L’Aquila è una tappa adatta ad esaltare le caratteristiche del vostro Lobbato.
«Sono d’accordo con Formichetti, due settimane fa al Giro di Turchia proprio con un arrivo simile, è arrivato secondo con una super volata. Ce l’ha quei colpi. Sono fiducioso».
Con la carovana del Giro, lei passerà a poche centinaia di metri dai suoi uffici e dalla sua abitazione.
«È il bello di questa manifestazione. Per anni sui bordi della strada ho visto sfrecciare i corridori e le ammiraglie, questa volta si invertiranno le parti...».
È particolarmente attesa all’opera la Nippo Vini Fantini, ma anche Ciccone e Cataldo.
«Giulio Ciccone sta benissimo, ci ho parlato nei giorni scorsi ed è determinato. Il suo obiettivo è la maglia azzurra (con la quale oggi sarà possibile vederlo all’opera, ndr). Ma, a mio avviso, ha anche la gamba per vincere una tappa. Difficilmente, per quanto è deciso, gli sfuggirà la maglia. Cataldo sta bene, ma ha un compagno in squadra, Miguel Angel Lopez, che è tra i favoriti per la classifica finale e non so se sarà lasciato libero dagli ordini di scuderia».
Il suo favorito?
«Yates e Lopez, uno dei due secondo me».
E Nibali?
«Nibali va molto bene, ma i due, Yates e Lopez, alla terza settimana potrebbero avere qualcosa in più; Roglic sembrava il più forte, ma da troppo tempo va forte. E, quindi c’era da attendersi una flessione che gli è costata la maglia rosa passata a Valerio Conti».
Passano gli anni, ma il fascino del Giro è rimasto intatto.
«Il ciclismo è una disciplina basata sulla passione e sul sacrificio. Ed è una passione che si trasmette di padre in figlio. Io ricordo che quando ero bambino trascorrevo i pomeriggi con mia mamma davanti alla televisione a vedere il Giro e oggi io faccio la stessa cosa con i miei figli. È uno sport popolare, passiamo in mezzo alla gente. La corsa ti fa sentire vicino alla popolazione. In altri sport ci sono delle limitazioni di contatto, qui puoi toccare con mano i tuoi idoli. Al mattino, prima della partenza, è una festa popolare, così come sulle strade».
Il suo idolo da bambino?
«Io ero per Roberto Visentini (professionista dal 1978 al 1990, vinse il Giro d'Italia 1986, ndr).
La Nippo Vini Fantini sarà protagonista della Vasto-L’Aquila?
«Ci spero, anzi ci conto».
@roccocoletti1. ©RIPRODUZIONE RISERVATA