Scognamiglio vuole completare l’opera

21 Dicembre 2018

«Ho vinto 4 campionati in carriera, ora voglio la serie A»

Scognamiglio, finalmente è arrivato il suo momento.
«Un bel sollievo, stare fuori è dura. In estate sono arrivato tardi in ritiro perché aspettavo lo svincolo del Cesena, poi quando stavo entrando in forma c’è stato l’infortuno che mi ha tenuto fuori un mese. Al rientro la squadra stava facendo bene e Pillon ha deciso di non cambiare».
Come ha vissuto quel periodo?
«Un po’ di rabbia c’era, non lo nascondo, però mi hanno insegnato a rispettare sempre le scelte dell’allenatore. Diciamo che mi aspettavo di debuttare un po’ prima, ma non c’è nessuna problema. L’importante è farsi trovare pronto».
Il Pescara è in affanno. Perché?
«Alcuni infortuni hanno condizionato il nostro rendimento. Spesso hanno giocato gli stessi calciatori e alla lunga è fisiologico avere una flessione. È vero che la squadra è meno compatta rispetto a qualche tempo fa. Giustamente Pillon è molto arrabbiato perché insiste molto su alcuni concetti. Lavoriamo sempre per avere un ordine tattico in campo, invece a Verona non lo abbiamo mantenuto. Va detto che se avessimo segnato per primi sarebbe stata una gara diversa. Di certo gli avversari ora ci conoscono e provano a sfruttare i nostri punti deboli. Credo che ci sia stato un piccolo calo fisico, ma torneremo presto a correre. Sento parlare di critiche al centrocampo o all’attacco, ma non sono d’accordo. Si perde e si vince in undici».
Fine settimana di riposo. Meglio così?
«Quando si perde si vuole tornare subito in campo per il riscatto, ma stavolta è meglio riposare così recuperemo qualche giocatore acciaccato».
Le manca la serie A?
«Sì, sarebbe il coronamento di una carriera che comunque mi ha già regalato tante soddisfazioni. Mi piacerebbe andarci con il Pescara che me l’ha soffiata nel 2016 quando giocavo nel Trapani. A gennaio di quell’anno dovevo venire in Abruzzo, ma i dirigenti non mi lasciarono andare. Sono andato vicino alla A con una squadra inferiore al Pescara attuale, non vedo perché non potremo provarci. Da quel Trapani porterei la voglia, la fame e la concentrazione. Pescara città? Mi trovo benissimo, vivo in centro e sono a due passi dal mare. Questa piazza merita la A e faremo di tutto per raggiungerla».
La squadra è davvero attrezzata per il salto di categoria?
«Non dobbiamo avere l’assillo di vincere il campionato, però non credo che ci siano organici migliori del nostro. Non cambierei la nostra rosa con nessun’altra».
Come nasce Scognamiglio calciatore?
«Con tanti sacrifici. Lasciare la famiglia a tredici anni per andare a Treviso non è stato facile. Ho iniziato una nuova vita ed è stata un’esperienza molto utile. Non avevo alcun timore, al contrario di mia madre che ripeteva: “Sei sicuro di voler andare?”. Non ho mai avuto dubbi e per fortuna ho resistito, anche se dopo appena un anno sono tornato a casa perché il Treviso stava fallendo. Poi ho fatto la trafila nella Salernitana e da lì tanti club».
Braglia, Cosmi e Camplone, suoi ex tecnici. Ce li descrive?
«I primi due hanno molti tratti in comune. A livello motivazionale sono incredibili. Camplone è un “malato” di tattica, sul campo in pochi lavorano come lui. Dicara? È l’unico vice che ho visto litigare con il primo allenatore. Giacomino è un mediatore per eccellenza».
L’attaccante più forte che ha marcato?
«Ne ho visti tanti. Lapadula è uno tosto e ho incrociato anche Icardi quando giocava nella Samp. Era già un campione».
Nel calcio esistono gli amici?
«Sì, dipende anche dai risultati. Quando si vince forse è più facile stabilire rapporti sereni. Da questo punto di vista sono stato fortunato, dal momento che ho vinto 4 campionati, uno di serie D e 3 di C. Sono legato a Fabio Caserta (ex centrocampista ora tecnico della Juve Stabia, ndr).
Tra dieci anni cosa farà?
«Mi piacerebbe restare nel mondo nel calcio, ma non so in quale ruolo. Sono innamorato del pallone, quando sto a casa seguo tutto, dalla A ai dilettanti. E mia moglie si arrabbia (ride, ndr).
Quanti tatuaggi ha?
«Una ventina e ognuno simboleggia una fase importante della mia vita. Porto il ricordo di tutte le città in cui ho giocato, poi uno per mia moglie Maria Teresa, per mio figlio Pasquale e altri».
È pronto il disegno per la A?
«Lo spero tanto. Penso a un paesaggio con il mare e il delfino. Poi ne ho un altro da fare perché a breve diventerò padre per la seconda volta. Aspettiamo una bambina che si chiamerà Arianna...».
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