Sebastiani ai contestatori: «Fate come all’Aquila»

15 Febbraio 2024

Il presidente per la prima volta a muso duro contro i tifosi che protestano: «Diventate azionisti, così se le cose vanno male ve la prendete con voi stessi»

PESCARA. Tante volte il presidente del Pescara Daniele Sebastiani aveva glissato sulla contestazione e sui cori contro di lui ma, dopo la partita con la Spal, il tono di voce del primo dirigente biancazzurro è stato decisamente diverso. E anche il contenuto è stato molto forte. In estrema sintesi: «Io non farò mai fallire la squadra e da solo posso fare questo. Poi chi mi contesta si presenti anche con imprenditori in grado di garantire budget diversi e io vado via». E il giorno dopo, a mente fredda, il presidente ha aggiunto: «A chi protesta dico: c’è l’esempio dell’Aquila, dove i tifosi sono diventati proprietari del club. Senza entrare nei dettagli, può essere un’idea: così se le cose vanno male se la prendono con loro stessi».
Un duro j’accuse che non è passato inosservato, che impone una riflessione per capire il duro sfogo del presidente Sebastiani. Una premessa. Subito dopo il fischio finale in tribuna qualche tifoso ha alzato la voce pesantemente contro Sebastiani e gli animi si sono accessi. Una situazione che, sommata ai continui cori ricevuti, ha fatto assumere al presidente un atteggiamento differente nelle interviste post gara. Almeno due i passaggi chiave nuovi.
Il primo: le cifre necessarie per prendere il Pescara per provare a vincere il campionato: «Invece di parlare e contestare, che mi portino qualcuno serio che voglia il Pescara. Non ci vuole molto affinché io vada via: basta garantire una fideiussione di 350.000 euro, un’altra di 2.000.000 per garantire lo sforamento degli emolumenti, visto che vogliono lo squadrone, e poi occorre pagare gli stipendi. Se si trova chi può fare questo ci metto 30 secondi ad andarmene». Il secondo passaggio chiave e forse la grande novità: «Con me il Pescara non fallirà mai. Poi se questi tifosi si prendono la responsabilità di non voler iscrivere la squadra e mandarla in Eccellenza, me lo firmano e io lo faccio. Ci mancherebbe». Parole durissime raccontate da un presidente che mastica rabbia da anni ma che continua a garantire il calcio professionistico. Dai momenti positivi di tanti anni fa alla beffa ma con 22.000 tifosi contro il Foggia. Dal terzo campionato di C che sta scivolando via sui binari dell’anonimato (ma è ancora lunga) ai ricordi di partite che potevano segnare la storia del Pescara come la semifinale persa contro il Verona per tornare in A. Sarebbe stata la terza promozione nella massima serie firmata da Sebastiani.
Ora però la domanda è d’obbligo: quanto c’è di vero nelle parole di Sebastiani e quanto c’è di rabbia e delusione? Perché sono oramai anni che i cori allo stadio vanno avanti e Sebastiani chiede ai tifosi di portare qualche imprenditore vero. Ma mercoledì sera la frattura è sembrata netta. Sebastiani, forse per la prima volta quest’anno, in più di un’occasione ha ribadito che nessuno farà il passo più lungo della gamba e che il Pescara non farà mai sul mercato operazioni impossibili. C’è da tutelare una società. Una sorta di ammissione di quelli che sono i limiti. E il ds Delli Carri ha lavorato proprio in quest’ottica. Come dire: noi più di questo non possiamo. Se c'è qualcuno che può fare meglio, che si faccia avanti. (e.g.)
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