Sebastiani contestato: «È come giocare fuori»

Il presidente del Pescara a fine gara ha avuto un vivace confronto con l’arbitro: «Le decisioni tutte a favore dello Spezia». E poi risponde per le rime alla tifoseria
PESCARA. La presa di posizione degli ultrà prima della partita non lasciava presagire nulla di buono e così è stato. “Società, allenatori, giocatori... dopo anni di umiliazioni e di inganni... Ci siamo rotti, ora basta”. Gli striscioni che sono apparsi nella curva Nord, lasciata vuota al centro in segno di protesta. Il tutto condito con lo sciopero del tifo per 20 minuti. Gli insulti ieri non sono stati negati a nessuno, al presidente Sebastiani, ai giocatori e all’allenatore. «Sono tre anni che giochiamo all’Adriatico fuori casa grazie a questi fenomeni pescaresi», tuona il presidente Daniele Sebastiani appena mette piede in sala stampa. «Accetto le critiche e la contestazione, ma non dal primo minuto. In certe situazioni, l’arbitro in un clima del genere si sente quasi autorizzato a fare quello che vuole. Noi giochiamo sempre fuori casa, da almeno 3 anni. Ai tifosi chiedo di contestarci, va bene, però almeno di aiutare la squadra in campo». E poi una fiammata d’orgoglio. «Questa società sarà pure incapace, visto che non siamo nati nel mondo del calcio. Tuttavia, vorrei ricordare che negli ultimi 10 campionati la media della squadra è di 40 punti, che avrebbero significato dieci retrocessioni, mentre mi sembra che negli ultimi 5 anni, da quando ci siamo noi, la media si è alzata. Forse non siamo così incapaci. Stiamo facendo di tutto per mantenere il calcio a Pescara in maniera degna, ma se c’è qualcuno pronto al posto nostro, io vado via domani mattina». Oltre alla società, i tifosi hanno preso di mira l’allenatore Marco Baroni, al quale più di una volta è stato chiesto di mettersi da parte. Dopo il gol del momentaneo pareggio, Sebastiani e Baroni si sono abbracciati, visto che il presidente era a pochi metri dall’allenatore che viene difeso a spada tratta. «Le colpe sono di tutti», dice prima di mollare una stoccata a colui che ha vinto l’ultimo campionato di B, ovvero Zeman. «A Pescara siamo abituati ad attribuire meriti ad una persona sola quando si vince, mentre ricordo che qualche anno fa in campo andavano giocatori straordinari che sono diventati determinanti a livello internazionale. Ripeto, che le colpe sono di tutti dalla società, ai giocatori fino all’allenatore».
I numeri, però, sono impietosi, con il Pescara al penultimo posto in classifica e con il rischio di finire ultimo se il Latina dovesse fare punti oggi nel posticipo contro il Frosinone. «Questa squadra ha dimostrato di saper giocare al calcio e non credo che sia i giocatori che l’allenatore abbiano dimenticato come si fa. Tante situazioni, come infortuni, assenze e rosa rinnovata, non ci hanno aiutato. L’allenatore in questo momento non è assolutamente a rischio, come non lo era prima della partita di Bari. Forse senza gli errori arbitrali saremmo a 18 punti nella zona nobile della classifica».
Già, gli arbitraggi. Sebastiani a fine partita ha avuto un confronto molto acceso con Mariani di Aprilia, che, più volte, mentre imboccava il tunnel degli spogliatoi, ha provato ad allontanarlo chiedendogli di non sfiorarlo con le mani. «All’arbitro ho solo chiesto spiegazioni dopo l’episodio di Lazzari. Diciamo che l’arbitraggio è stato casalingo, ma a favore dello Spezia. È stato fischiato tutto a favore dei nostri avversari, noi, invece, per prendere un fallo abbiamo quasi dovuto rischiare il ginocchio di Cosic». Una nuova settimana ad alta tensione alle porte, ma all’interno della società in molti stanno prendendo in considerazione il cambio in panchina. Una sconfitta a Brescia potrebbe far precipitare la situazione mettendo la parola fine all’avventura di Marco Baroni.
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