SERIE A 2»INCUBO BIANCAZZURRO

20 Novembre 2017

ROSETO. L’ottavo tonfo consecutivo del Roseto, maturato dopo una gara giocata malissimo dentro un silenzioso PalaMaggetti, lascia sorpresi: ci stava perdere contro Imola, ma farlo in questo modo è...

ROSETO. L’ottavo tonfo consecutivo del Roseto, maturato dopo una gara giocata malissimo dentro un silenzioso PalaMaggetti, lascia sorpresi: ci stava perdere contro Imola, ma farlo in questo modo è stato uno schiaffo al morale di quelli che credono che l’operazione salvezza sia ancora possibile. Poche volte si è vista una squadra giocare così male in difesa, senza quegli elementi distintivi che dovevano essere l’emblema di un gruppo magari nato con poco talento, ma che proprio per questo voleva fare del proprio atteggiamento difensivo garibaldino un punto di forza. Ed invece niente di tutto questo, con tattiche eseguite al contrario, con difese senza aggressività sull’arco, capaci solo di commettere troppi falli scellerati, che han regalato agli avversari facili tiri liberi aggiuntivi. Concedere agli avversari così tante occasioni per tirare liberi da marcature è stato ad un certo punto imbarazzante, tanto che alla fine gli ospiti hanno tirato da tre con un clamoroso 62%.
E che quello sarebbe stato il canovaccio della partita, lo si capito fin dai primi sette minuti di gioco, visto che Imola si era già dimostrata quasi infallibile al tiro dall’arco piazzando un 5/5 firmato coralmente dal quintetto, che difatti ha chiuso tutto in doppia cifra, aggiungendoci anche il subentrante Prato, giocatore esperto, che insieme al pivot Maggioli, un altro che calca i parquet da una ventina d’anni, l’ha spiegata in tutti i modi agli sdentati Squali rosetani: la dimostrazione sta tutta in quel 75% al tiro del pivot imolese, bravo a punire la difesa contemplativa che su di lui han fatto gli improvvidi padroni di casa. Tutto sommato sufficiente per gli Sharks è stata la gara dell’esordiente Carlino, appena arrivato e che certo non poteva salvare da solo la sua nuova patria: buone le sue azioni d’attacco, qualche palla persa di troppo, ma insomma il giocatore c’è; ancora una volta in chiaroscuro invece, è stata la prova dell’altro americano Ogide, che ha giocato col problema del dito riuscendo però a fare qualcosa di buono solo nel terzo quarto, proprio quando il match di fatto se ne andava tra le braccia dei giocatori di coach Cavina. Solo pochi secondi prima dell’intervallo lungo, sul -10 (44-54) c’è stata un po’ di tensione in campo, tra il coach imolese ed il tavolo degli arbitri: «Un fischio forse proveniente dal pubblico aveva convinto gli arbitri che avessi chiamato time out, in quel momento mi sono fatto prendere dal nervosismo quando avrei fatto meglio a stare zitto. Me ne scuso con tutti», ha detto nel dopo gara Cavina, che sedette sulla panchina rosetana in serie A nel 2001/2002. Intanto però, quel parapiglia causava un fallo tecnico a carico del coach degli Sharks, che è stato l’antipasto di un terzo quarto terrificante per Roseto, che è stato a guardare mentre Imola sparava ben 7 bombe in soli 10 minuti. Risultato: Roseto che sprofonda intorno al -20 e gara che di fatto va in frigo. Praticamente l’ultimo quarto è stato giocato solo per onorare il cronometro, e far fare esperienza ai ragazzi negli ultimi minuti. Finisce 78-103, coi cori dei tifosi imolesi ad inneggiare per la loro squadra; per quanto riguarda invece gli Sharks, solo il capitano Casagrande è stato accolto dalla curva, segno tangibile che la pazienza è finita.
Marco Rapone
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