Sherrod e Allegretti, grinta e carisma

L’americano del Roseto: «Un giorno farò il sindaco della mia città». L’ala della Proger: «Soffriremo, ma ci salveremo»
ROSETO. Nella VisitRoseto.it di quest’anno, c’è un giovanotto americano sotto canestro, Brandon Sherrod, che pur non arrivando ai fatidici due metri, riesce con un gran senso della posizione, il suo atletismo e mani come tenaglie, ad essere efficace. Ma anche fuori dal campo Sherrod è un personaggio, che non esaurisce i suoi interessi nella pallacanestro.
Sherrod, come va dopo i primi tre mesi a Roseto? «Mi sono divertito, adoro passeggiare per il lungomare e parlare con i tifosi, che sono i migliori del mondo. Poi Roseto mi ricorda casa mia, Bridgeport nel Connecticut, perché anche questa è una comunità in cui tutti si conoscono, amano viverci e amano sostenere chi ci lavora. E questo mi riempie di gioia».
Si è adeguato in fretta al nostro stile di vita? «Di sicuro prendete le cose più lentamente di quanto facciamo in America, specialmente quelli che vivono nel Nord Est. Ad esempio io ho vissuto a New York e quelli sono veri ritmi intensi, dove non hai neanche il tempo di sederti e mangiare con i tuoi cari. Per questo apprezzo l’Italia, c’è il tempo per godersi momenti felici con familiari ed amici».
Giocatore di basket, ma anche cantante, tanto da esser appena stato intervistato dalla tv nazionale. «Sono fortunato ad avere due talenti, anzi due passioni che pratico dai tempi della scuola superiore».
Tornando al basket, gli Sharks vanno forte, ma potrebbero migliorare ancora? «Finora abbiamo fatto un buonissimo lavoro, superando le aspettative e riducendo al silenzio i nostri detrattori, però ora dobbiamo diventare bravi anche a mantenere la stessa intensità fino all’ultimo minuto, come non ci è riuscito con Fortitudo, Virtus e Treviso».
Sotto canestro gioca con Amoroso, uno dei migliori italiani del campionato: «Ammiro i suoi movimenti d’attacco, che voglio copiare; è una fortuna averlo vicino, è serio e professionale, per me un méntore al quale rivolgersi per capire la pallacanestro europea».
Domenica contro Imola ritrova Paci nel pitturato: «Eh sì, sarà emozionante, un po' come continuare ad allenarci l'uno contro l'altro, speriamo possa essere un vantaggio. A Paolo auguro il meglio, ma vinciamo noi!».
Giocatore, cantante gospel, batterista nel coro della chiesa, il college a Yale. C’è ancora altro nel suo futuro? «Dio guiderà i miei passi, se saprò mantenermi a buoni livelli avrò la possibilità di continuare a giocare, in questa lega o ad un livello ancora più alto, magari cercando guadagni più elevati. Praticare uno sport a livello professionale è il sogno quasi di qualsiasi ragazzo e io lo sto vivendo, quindi ne sono entusiasta. Probabilmente quindi il basket continuerà ad essere parte della mia vita così come la musica. A fine stagione poi voglio fare qualche bel viaggio, per vedere le più importanti città italiane, magari tornare a Roma, ma vedere anche Firenze, Pisa, Venezia, Milano, per poi rientrare negli Stati Uniti a fine giugno. A lungo termine invece, il mio sogno è diventare il sindaco la mia città, un sogno che ho fin da bambino. Ma prima di tornare nel mio paese, voglio ampliare il mio bagaglio di conoscenze internazionali, ad esempio imparare meglio l'italiano, che già capisco abbastanza bene».
Marco Rapone
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