Sherrod verso i saluti: Roseto, grande stagione

Il pivot potrebbe cambiare aria e parla delle prospettive dei compagni: «Sono migliorato molto e sapevo sin dall’inizio che avremmo fatto i play off»
ROSETO. La stagione del Roseto è stata da nove in pagella secondo il pivot americano degli Sharks Brandon Sherrod: «E’ stata la mia seconda volta a Roseto ed è stata più difficile. Ho imparato ad essere un leader per una squadra piena di giovani di talento, una cosa che mi è subito piaciuta grazie anche agli insegnamenti di un capitano come Pierich. E anche se gli inizi sono stati un po’ difficili, sapevo che avevamo grandi qualità e che avremmo potuto raccogliere buoni frutti: l’avevo detto all'inizio che saremmo andati ai play off, anche se qualcuno mi guardava sgranando gli occhi, ed ho avuto ragione».
E’ stata una stagione vissuta tra Roma e Roseto, con in mezzo la contestazione degli ultrà: «E’ stato un peccato che i miei compagni non abbiano potuto vivere la città come avevo fatto io al mio primo anno, un ambiente che sa essere caldo e accogliente al tempo stesso. Quest’anno per me è stato diverso, non c’era più la curva a sostenerci, ma è stato altrettanto bello vedere sulle tribune i ragazzini della Scuola Minibasket a sostenerci».
La prima volta in maglia Sharks era solo un animale da pick and roll, stavolta invece ha messo in campo nuovi movimenti in post basso con tiri precisi dalla media: segno che per fatturare 17 punti e tirar giù oltre 9 rimbalzi per gara, insomma per restar competitivi, bisogna sempre aggiornare il repertorio: «Lo considero indispensabile, per questo in estate lavorerò sui tiri liberi dove devo trovare più tranquillità nel gesto, ed esercitarmi di più dai tre punti: sono fiducioso».
Akele è il compagno che più lo ha stupito: «Un ottimo ragazzo, un talento di livello. Sempre umile, porta in campo un sentimento positivo contagioso per tutti. E poi ha una grande passione per il gioco: può essere di buon esempio sia come persona che come giocatore. Si merita di fare una carriera di alto livello». Anche l’altro Usa Person ha dimostrato di meritare palcoscenici più alti secondo Sherrod: «E’ stato bravo a migliorarsi quando le difese avevano imparato a conoscerlo: vedo per lui un futuro nella G-League americana, o in uno dei principali campionati europei». Parole al miele anche per il sogno NBA di Eboua: «Fisicamente è già pronto, sa di avere ancora da imparare dal punto di vista tecnico ma è un animale da palestra, come tutti quelli che vengono dalla Stella Azzurra: spero proprio che ci riesca». Il futuro di Sherrod invece, è ancora tutto da scrivere, ma sembra poter esser lontano da Roseto: l’idea che si sta facendo strada in quel ruolo, è di potenziarsi sia fisicamente che a livello di centimetri, magari cercando tra i nuovi rookie che usciranno dai college Usa. Sherrod ragiona da pro. «Sono da tre anni in Italia e ci sto benissimo: sarebbe bello continuare a giocare per Roseto e scoprire altri posti nuovi a Roma, ma sono anche pronto a conoscere nuove realtà».
Marco Rapone
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