SI SALVI CHI PUÒ, ANZI CHI VUOLE

5 Maggio 2014

Adesso finalmente la situazione dovrebbe essere chiara a tutti: a 5 giornate dalla fine, con un vantaggio di appena 5 punti sulla zona play out, l'unico evidente obiettivo è quello di evitare il...

Adesso finalmente la situazione dovrebbe essere chiara a tutti: a 5 giornate dalla fine, con un vantaggio di appena 5 punti sulla zona play out, l'unico evidente obiettivo è quello di evitare il peggio. Il "proviamo a vincerle tutte" che abbiamo sentito ripetere anche alla vigilia di Carpi non solo era evidentemente fuori luogo ma anche del tutto improponibile per una squadra che nel girone di ritorno è stata capace di mettere insieme appena 13 punti grazie a una serie di prestazioni che definire negative è quanto meno riduttivo. Il vorrei ma non posso che ha di fatto caratterizzato finora la stagione delle grandi illusioni va accantonato e dimenticato per far posto a un atteggiamento più consono realtà che è quella che ci presenta in maniera fin troppo chiara la classifica. Si tratta di cambiare pelle e mentalità, prendendo in fretta coscienza dei propri limiti più che continuare a puntare su inespresse e probabilmente supervalutate potenzialità. Il discorso, ovviamente, riguarda allenatore e giocatori, cui spetta il compito di provare ad uscire dal tunnel nel quale si sono cacciati. Nella storia del Pescara, oltretutto, troppe volte in situazioni analoghe non c'è scappato il lieto fine e quando questo è successo è stato proprio perché non si è avuta la forza né la capacità di considerare nel modo dovuto il pericolo arrivato all'improvviso. Come in quella domenica di giugno del '72 quando una salvezza che sembrava scontata si trasformò a Trani in una disfatta, o ancora l'impensabile ko con la Triestina del Pescara di Catuzzi nell'86, quel pari con una Juve senza stimoli che condannò di fatto alla serie B la squadra di Galeone che nell'89 aveva sognato e fatto sognare per mesi la zona Uefa. Incubi che ancora mi tormentano e che devono comunque servire da monito in un momento altrettanto difficile, anche con l'aiuto di ricordi felici in annate molto simili ma salvate in extremis. Un'impresa riuscita allo stesso Galeone, subentrato a Mazzone nel '91, a Rumignani nel '94, a Franco Oddo nel '96. Erano pure quelle squadre partite con grandi ambizioni e poi finite sull'orlo di un baratro evitato grazie alla capacità di affrontare una situazione difficile al meglio delle proprie forze e dei propri limiti, con grande impegno, scelte razionali e poche chiacchiere.

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