«Siamo per ora solo un buon Rosato»

Gianni Mura si diverte a fare il sommelier degli Europei: «Ci serve più gradazione»
La Francia è il Tour, trenta anni di Tour, racconta Gianni Mura. E non se la tira. Lo dice perché potrebbe sembrare – a chi non l’ha seguito dai suoi esordi da inviato al Giro, fino alle sue rubriche su la Repubblica – un po’ radical chic inforcare la bicicletta nel momento della grande abbuffata biennale del pallone. Stavolta tocca agli Europei, aperti da le Blues, rianimati dal sangue delle colonie, magari non del “gruppo” più atteso, visto che la firma è stata quella di monsieur Payet, non Pogba.
«La Francia è sul mio podio con Portogallo e Germania, mi sembra davvero un buon Pinot nero, non solo perché io sono sempre stato dalla parte della Borgogna nel confronto in famiglia con il Bordeaux», spiega Mura tuffandosi sul torneo, sul calcio, alla sua maniera. D’altra parte questo sport piace ancora quando accende la fantasia. Altrimenti, che pizza. «Io invece siamo soltanto un buon Rosato – prosegue –, un vino anche facile da abbinare. Non l’ho detto solo perché il migliore è forse quello del Salento di Antonio Conte: non è nè bianco, nè rosso, non si sa quanto in alto può arrivare questa Nazionale prima dell’esordio. Sia ben chiaro, nel corso degli anni ha vinto anche la Grecia di Dellas, ma l’impressione è che l’Italia abbia poca gradazione alcolica, laddove questa può essere interpretata come il tasso tecnico della squadra nel suo complesso. Insomma, avrei preferito parlare di un altro vino, anche se è difficile parlare di Barolo o Barbera guardando al calcio italiano».
Questione di singoli, di quelli che vengono chiamati comunemente campioni. Non ne abbiamo. «Ma è anche una questione di scelte – sottolinea Mura –, già Prandelli per i Mondiali aveva scommesso su Balotelli e Cassano per cercare di ottenere un effetto a sorpresa e si è bruciato, adesso Conte ha fatto altrettanto puntando su Thiago Motta, che non discuto perché porta la maglia numero 10, e su Eder, attaccante che ha dimostrato poco o nulla da quando è arrivato all’Inter ed è stato investito della responsabilità del gol».
C’è poi il capitolo tattico. «Sono convinto che l’unica strada per affidarsi a un elemento che abbia fantasia e talento sia mettere Candreva al centro della nostra manovra, cosa che non succede se utilizzi il 3-5-2, un modulo che il nostro commissario tecnico utilizza per avere tra le mani la sicurezza di una difesa collaudata e che conosce bene. Fosse per me punterei su un 4-3-2-1, così dietro l’attaccante di riferimento, che nella testa di Conte è Pellè, potrebbero giocare sia Candreva, sia Insigne o, al suo posto, El Shaarawy».
Anche nell’undici “ideale” di Gianni Mura, dunque, Simone Zaza stenta a farsi strada: «Non mi piace molto, lo considero un calciatore con la mentalità di un lottatore di wrestling. Conte lo considera utile come un nugolo di zanzare quanto si tratta di aggredire l’avversario fin dalla propria area, ma alla fine non punta su Zaza, perché vorrebbe velocizzare la manovra facendosi aiutare da un centravanti capace di lavorare sulle sponde, Pellè».
Restano sul fondo le avversarie degli azzurri, prima di tutto quella di oggi, il Belgio: «Una buona birra, il nostro è un girone di birre con Svezia e Irlanda a completare il lotto. Trappista? No, alle ciliegie, una kriek: potrebbe essere dolce, anche se sarà dura rinunciare in difesa a uno come Kompany».
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