Sole, mare e carbonara: Zeman si riprende Pescara

L’allenatore: «Qui perché devo qualcosa a questa piazza, niente figuracce»
PESCARA. Il patto della carbonara e la casa sul lungomare. Zdenek Zeman è tornato e con lui, anche le sue abitudini. Il boemo ha già preso pieno possesso del Poggio degli Ulivi, ma anche della città. Giovedì sera ha preferito non sfidare la scaramanzia ed è stato a cena, con Sebastiani, al ristorante “La terrazza verde”. Non un locale qualsiasi, perché da lì è nato il Pescara di Zeman nel 2012. Quello invincibile, che ha frantumato record su record facendo innamorare tutto lo Stivale. Dopo una cena in quel locale a base di pasta alla carbonara, il Delfino vinse 6-0 a Padova, cancellando un periodo nero, coinciso con la morte di Franco Mancini, collaboratore tecnico del boemo ed ex portiere del Foggia. Il rituale della carbonara si è consumato anche stavolta e Sdengo è pronto per tuffarsi nella sua avventura.
Ritorno e rancori. Passo lento, quasi ciondolante. Ride, sornione, fissa i tifosi che incontra prima di entrare nella sala conferenze del Poggio degli Ulivi. Si siede davanti ai cronisti. Gambe accavallate, braccia conserte, sguardo dritto verso la platea, pronto per il fuoco delle domande.
Eccolo Zdenek Zeman 2.0. «Perché sono tornato? Dicono che devo qualcosa a questa piazza, sono qui per lavorare e possibilmente far divertire la gente». Pause interminabili sguardi ironici e poi la sua solita flemma nel parlare. Lui, il boemo, che il presidente Sebastiani ha scelto per il dopo-Oddo e lui ha subito accettato cancellando gli screzi del passato. «Abbiamo risolto», spiega l’allenatore di Praga, che due anni fa aveva praticamente raggiunto l’accordo col Delfino. «Ci ero rimasto male perché dovevo allenare il Pescara nel 2015, ma i presidenti hanno la facoltà di scegliere come meglio credono...».
E poi altre scuse di rito, quando gli viene chiesto se si è sentito un traditore quando nel 2012 lasciò Pescara per dire sì alla Roma.
«Non sono pentito, perché qualsiasi allenatore avrebbe accettato l’offerta della Roma». Zeman gode per il ritorno a Pescara e il patron Sebastiani ha tirato un sospiro di sollievo dopo il sì del boemo. «L’accordo? Ci abbiamo messo forse un minuto e mezzo», racconta il presidente. “La bellezza salverà il mondo”, afferma il principe Miškin nell'Idiota di Dostoevskij.
Il bello del calcio. Con Zeman il bello del calcio verrà fuori, almeno si spera. «Spero che la squadra riesca a seguirmi e a proporre calcio, dobbiamo fare qualcosa in termini di punti. Abbiamo 14 partite da giocare, penso al presente, ma ovviamente anche al futuro. La salvezza è difficile, ma ci proviamo. Sono venuto per lavorare, ci dobbiamo provare cercando di fare il meglio possibile. Ho giocatori adatti? Tutti quello che giocano a calcio lo sono, devo scegliere quelli che stanno meglio. Voglio vedere come reagiscono i ragazzi e come si applicano. È vero che in squadra non ci sono tanti giovanissimi, ma ora dobbiamo pensare a lavorare».
La preparazione. Tra le fisse del boemo c'è l'aspetto atletico, che cura maniacalmente durante la preparazione. Gradoni, sacchi di sabbia sulle spalle e ripetute, il suo marchio di fabbrica. Ed evidentemente qualcosa nel Pescara di Oddo sotto questo aspetto non lo ha convinto.
Il passato. «La squadra è stata molto sfortunata, ma qualche volta si vedeva che non riusciva a reggere bene sempre i novanta minuti», punzecchia il suo predecessore il boemo.
«Pensiamo solo alla prossima partita con il Genoa, vedremo cosa succederà. Questa squadra non è inferiore a Palermo, Crotone e Empoli, ma bisogna dimostrarlo sul campo. Vero è che la gestione precedente è stata molto sfortunata. Il Pescara meriterebbe qualche punto in più, anche se ha cambiato spesso atteggiamento. Siamo ultimi, perciò bisogna giocare ogni partita al massimo per vincere. Realisticamente raggiungere la salvezza è difficile, noi ci proveremo pensando anche a costruire qualcosa di buono per la prossima stagione».
Appello alla tifoseria. Infine, un avviso alla squadra e uno alla piazza. «Non voglio fare figuracce, e spero di ripetermi, anche se è difficile. Ma prima abbiamo 14 partite a cui pensare. Questa squadra secondo me può competere, anche se la classifica dice il contrario. Mi trovai bene a Pescara cinque anni fa e spero di ritrovarmi bene anche oggi. Cosa dico ai tifosi? Mi rendo conto che la situazione è brutta e non sono contenti, spero ci aiuteranno durante i novanta minuti».
Sorrisi e strette di mano e poi via di nuovo in campo per la seconda seduta, intervallata da un blitz in centro, sul lungomare per l’esattezza.
Il motivo? Il boemo ama il sole e il mare e ha scelto il suo nuovo appartamento sulla Riviera Nord, tra la Madonnina e la Nave di Cascella.
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