Solida, concreta e vincente: l’Inter ingrana la quinta

Prima la traversa di Sala del Verona, poi la rete decisiva di Felipe Melo
MILANO. Un'Inter cinica e concreta vince contro il Verona e resta imbattuta alla testa della classifica con 15 punti. Decide Felipe Melo, l'interprete e il leader di questa squadra, cattiva e arcigna, calcolatrice e fredda. Ancora una vittoria di misura, scarso lo spettacolo ma alla fine conta solo la vittoria. I nerazzurri – che domenica affrontano in casa la Fiorentina (seconda in classifica a 12 punti) – provano a prendere il largo. Minimo sforzo, massimi risultati, niente fronzoli, tanta aggressività: è l'Inter di Mancini, forse noiosa come il City, ma efficace e spietata. Erick Thohir è in tribuna, l'espressione non mostra particolari emozioni e, in realtà, non c'è molto entusiasmo neanche sugli spalti. L'Inter parte male ma recupera e migliora nel secondo tempo, cura la fase difensiva e non prende gol, costruisce qualche buona occasione contro un Verona che calcia in porta di rado, si chiude e non approfitta di un paio di chance davvero ghiotte. La squadra di Mandorlini è spuntata senza Toni ed è anche sfortunata perché si fa subito male Pazzini uscito acciaccato dopo un contrasto con Melo. Inter-Verona non passerà alla storia per qualità e spettacolo: rimarrà però nelle pagine di statistica perchè era dalla stagione '66-'67 che non vinceva le prime cinque di campionato, anno in cui l'Inter arrivò al secondo posto dietro la Juventus. La serata è uggiosa, la partita lo è altrettanto: il primo tempo è soporifero con il Verona che non tira mai nello specchio e l'Inter che non trova gli spazi. Mancini fa riposare Jovetic e l'attacco ne risente, evanescenti Icardi e Ljajic. La difesa svolge il suo compito senza troppe sbavature, ancora lontani dalla forma Perisic e Kondogbia, Guarin non incide. E, tuttavia, se l'Inter vince cinque partite consecutive con i suoi uomini migliori ancora in affanno, vuol dire che davvero questo potrebbe essere il suo anno. Lo scudetto sembra essere nelle sue corde anche se Mancini preferisce fare il pompiere. La sua squadra è forte e quadrata, come devono essere quelle che puntano in alto. Il gioco arriverà , almeno questa è la speranza. Nell’intervallo la scossa giusta. L'Inter torna in campo con la volontà di vincere anche se il Verona con Sala colpisce la traversa al 10'. Un giro di lancette e l'Inter passa in vantaggio con Felipe Melo che sfrutta al meglio un corner di Telles. Un gol pesante firmato dall'uomo più in forma tra i nerazzurri, un guerriero che conquista il pubblico con la sua grinta (forse troppa) e la sua carica travolgente. Festeggia con i compagni, abbraccia moglie e figli a bordo campo, ringrazia Dio e si prende l'ovazione di San Siro. Alla fine sono applausi per tutti e soprattutto per il ritorno di Biabiany che gioca un pezzetto di partita e partecipa alla festa della capolista. Tutti felici e contenti, compreso Thohir, arrivato in Italia per completare la sua rivoluzione societaria, fare un primo bilancio e partecipare al consiglio di amministrazione. Almeno sul campo, i conti tornano perché - fino a questo momento - il cammino dell'Inter è inarrestabile a dispetto della noia. E come saggiamente conclude Mancini: «Mettiamo fieno in cascina, l'inverno è freddo».
A fine gara le parole di Felipe Melo, il match-winner: «Ringrazio tanto Dio perché ci ha dato la capacità di fare una grande gara e portare questi tre punti a casa», ha spiegato l’ex Galatasaray. «L’Inter gioca maluccio? Chi critica andasse a vedere il Barcellona...».
Ma ieri sera i blaugrana hanno perso 4-1!

