Solo Maldini è rimasto a difenderlo Gazidis e Boban l’hanno già scaricato

4 Ottobre 2019

Sono rimasti Paolo Maldini e Massara a difenderlo. E se la bandiera del Milan domenica sera – dopo il tracollo contro la Fiorentina al Meazza - non fosse andato in televisione a confermargli la...

Sono rimasti Paolo Maldini e Massara a difenderlo. E se la bandiera del Milan domenica sera – dopo il tracollo contro la Fiorentina al Meazza - non fosse andato in televisione a confermargli la fiducia, probabilmente, Marco Giampaolo oggi sarebbe l’ex allenatore del Milan. Invece, ha un’altra possibilità. Un’altra chance per cercare di aggiustare qualcosa, fare risultato a Genova, sabato, e poi lavorare durante la sosta per rimettere in piedi una squadra dalla quale forse ci si attende più di quanto può dare. E’ nell’occhio del ciclone l’allenatore di Giulianova. E anche nella stanza dei bottoni c’è chi gli ha già voltato le spalle. Le stoccate delle scorse settimane di Boban non sono passate inosservate. E il silenzio di Ivan Gazidis, il dirigente amministrativo dall’ingaggio di oltre quattro milioni di euro parla più di qualsiasi parola e condanna l’allenatore che fino a un mese e mezzo fa era la grande speranza dei tifoso rossonero che si augurava potesse diventare un valore aggiunto attraverso il suo lavoro. Dopo la sconfitta nel derby il popolo milanista lo ha messo dietro la lavagna. Sono più che altro gli addetti ai lavori a difendere Marco Giampaolo. In primis Arrigo Sacchi, l’ex ct azzurro che è stato anche il suo sponsor in estate. Sacchi sostiene che bisogna dargli tempo. Chi cerca di sostenere la posizione del tecnico e fa capire che la squadra non è degna del blasone del club. Inutile farsi illusioni. Galeone, che è amico di Giampaolo, lo ha detto: «Questo Milan non vale le prime sette posizioni della classifica». Vallo a dire al management rossonero che spera nel quarto posto e nel conseguente posto in Champions. Una settimana particolare per l’allenatore abruzzese, cominciata lunedì con il forfait alla consegna del premio alla carriera a Galeone, a Milano. E poi con il ritorno a Milanello. Ha trascorso il giorno di riposo a rivedere la partita e a pensare e ripensare che cosa fare. Lui è una persona razionale. Non è tipo da levata di scudi. E anche l’approccio con la squadra in vista della sfida contro il Genoa non è stato burrascoso. Anche perché non vuole trasmettere ulteriore tensione ai giocatori. Ha attraversato altri momenti di difficoltà, ma quando sei sulla panchina del Milan tutto viene amplificato. E così ogni giorno tocca leggere o ascoltare che c’è un collega pronto a prendere il tuo posto. Fa parte del gioco, lo sa bene. Lui, però, anche quando il mare è in burrasca riesce a restare lucido e razionale. Dignitoso nei comportamenti. Sarà così anche stavolta nella speranza di vincere in quello che per anni è stato il suo stadio e tenersi stretto il Milan, la grande occasione della carriera arrivata a 52 anni. E che altrimenti potrebbe sfuggirgli di mano. (r.c.)