Sono le plusvalenze a raddrizzare i conti del Pescara

24 Marzo 2016

Bilancio 2015 di 24 milioni: rosso di 4,6 nonostante le cessioni La prossima settimana l’assemblea per ricostituire il capitale

PESCARA. E’ il momento di mettere mano al portafogli: lo faranno i soci del Pescara la prossima settimana nel corso dell’assemblea in programma martedì, in prima convocazione, e mercoledì, in seconda. Ci sono le perdite da ripianare – 4,691 milioni di euro – del bilancio chiuso al 30 giugno scorso. Un bilancio contestato dall’ex amministratore delegato Danilo Iannascoli, che controlla quasi il 30% delle quote e che ha votato contro. Polemiche dell’ottobre scorso; Daniele Sebastiani contro Iannascoli per un braccio di ferro destinato a proseguire già dalla prossima assemblea.

I conti. Ma, al di là dell’oggetto del contendere, l’analisi del bilancio del Pescara mette in risalto alcuni numeri che rendono l’idea della gestione di una società di calcio di serie B. In primis va rimarcato che nel rendiconto 2015 non ci sono i cinque milioni di euro del “paracadute” (soldi per le società retrocesse) dalla serie A presenti, invece, nell’esercizio 2013-2015. I 4,6 milioni di perdite sono stati assorbiti in parte con il fondo di riserva e in parte attraverso l’erosione del capitale sociale di 5,5 milioni. Non a caso la prossima settimana i soci dovranno ricostituire il capitale.

La gestione della stagione 2014-2015, quella chiusa con la finale play off persa a Bologna, è costata 24,7 milioni di euro, compensati in parte dai 18,344 milioni di ricavi e da alcune plusvalenze realizzate nella prima fase del mercato estivo. La differenza, per l’appunto, fa 4,691 milioni.

Quanti incentivi all’esodo! Nel Pescara, così come nella maggior parte dei club di serie A e B, a farla da padrone sono gli ingaggi dei calciatori che rappresentano una voce importante del bilancio. Nel caso dei biancazzurri sono poco più di 11,6 milioni i soldi spesi per gli stipendi dei dipendenti, ovvero calciatori, allenatori e altri. 5,3 milioni solo per i calciatori – 1,7 milioni in meno dell’anno precedente – e 1,785 milioni per gli allenatori, una voce che comprende anche quelli del settore giovanile e l’ingaggio di Pasquale Marino (e del suo staff) fino a quando il tecnico di Marsala non ha detto sì al Vicenza.

Il primo dato che colpisce è quello relativo all’incentivo all’esodo: 1,326 milioni di euro. Soldi spesi per agevolare la partenza dei calciatori, molti dei quali arrivati nella stagione 2012-2013, quella della serie A chiusa con l’amara retrocessione. Ebbene, nel corso degli anni a seguire pur di liberarsi dei contratti sul groppone, la società ha dovuto sborsare una cifra di poco inferiore al milione e mezzo. Vukusic e Sforizini alcuni degli esempi più eclatanti. Ma non solo.

Biglietti & plusvalenze. Altra considerazione da fare: la voce incassi al botteghino ha un’incidenza pressoché irrisoria sul bilancio. Il Pescara nella stagione 2014-2015 ha incassato circa 1,4 milioni (un milione al botteghino, 323mila euro di abbonamenti e 70mila euro per le amichevoli e le gare di coppa) dai biglietti venduti per le partite casalinghe: fanno 300mila euro in più della stagione precedente.

Oggi, infatti, il calcio più che con i biglietti venduti si fa con le plusvalenze ricavate dalle cessioni. Che sono state consistenti nel caso del club biancazzurro: 7,865 milioni nel 2015 e 11,330 nel 2014. I casi di Melchiorri, Capuano (al Cagliari) e Politano (alla Roma) sono quelli più recenti. Ad oggi, specialmente in B, è dura fare calcio a certi livelli se a fine campionato non si riesce a vendere qualche giocatore.

Una grossa mano arriva anche dai premi di valorizzazione dei giocatori in prestito– 1,335 milioni – e, soprattutto, dalla Lega che ha girato nel 2015 4,5 milioni di mutualità dei diritti televisivi, circa 400mila euro più del 2014.

Tra le spese sostenute anche quelle per le consulenze, fiscali e legali: costo di un milione, in aumento rispetto all’anno precedente (737 mila).

Un’altra voce consistente al capitolo dei costi è quella che raggruppa allenamenti, ritiri, materiale sanitario, biglietteria e steward. Che il Pescara ha calcolato in poco più di 3,1 milioni in leggero aumento (mezzo milione) rispetto al 2014. Per il materiale sportivo, compreso il rifornimento dello Store in via Regina Margherita, ha sborsato, invece, 467 mila euro. Per il settore giovanile ha messo a bilancio quasi un milione, investendo circa 100mila euro in più rispetto alla precedente stagione. Un calo è stato, invece, registrato per quanto riguarda gli introiti dagli sponsor: 613 mila euro contro 927mila euro; pressochè invariata la voce relativa ai ricavi dalla pubblicità: 712 mila contro 684 mila euro.

Primo rosso dopo due utili. C’è da tirare fuori i soldi, è risaputo. La perdita di 4,691 milioni, infatti, ha azzerato quello che era il fondo di riserva (o versamento soci) pari a 2,3 milioni e eroso il capitale sociale sceso da 5,5 milioni a 3,2 milioni. Nel frattempo, c’è stata la gestione della stagione corrente che ha portato altre spese. Bisogna vedere se il capitale sociale è stato nel frattempo azzerato. E, soprattutto, come si intende ricostituirlo. Va ricordato che si tratta del primo rosso di bilancio dopo due chiusure in utile: 336mila nel 2014 e 1,260 milioni nel 2013.

Stato patrimoniale. Detto del bilancio del 2015, va valutato lo stato di salute della società. Che è in linea con quello degli altri club di medio alto lignaggio in serie B. I debiti sono di circa 29 milioni, una cifra non eccessiva calcolando che il Pescara ha un buon fatturato, movimenta soldi ogni anno e in prospettiva ci sono altre plusvalenze da realizzare attraverso le cessioni, ad esempio di Lapadula e Caprari. In più i soci devono ricapitalizzare. Quindi, la situazione appare sotto controllo. Le esposizioni più consistenti sono quelle per debiti tributari (6,1 milioni); 2,8 milioni verso le banche, 2,5 verso fornitori. E poi c’è iscritto a bilancio un non meglio specificato prestito obbligazionario convertibile pari a cinque milioni.

@roccocoletti1

©RIPRODUZIONE RISERVATA