Sorgentone festeggia la decima promozione

Il coach rosetano ha guidato Scafati al salto in Dna Silver: «Nella vita vincere aiuta a vincere»
TERAMO. Può essere considerato uno dei decani tra gli allenatori di basket abruzzesi. Rosetano, Domenico Sorgentone, alla guida di Scafati ha collezionato la decima promozione da coach della carriera, la sesta in serie B dopo quelle ottenute con Atri, Roseto, Forze Armate, Chieti e Ribera Agrigento. A queste vanno aggiunte le due di Vasto, ancora Atri, Giulianova ed una da assistente nella “sua” Roseto. L’estate scorsa Scafati, reduce da un’annata in LegAdue, ha deciso di ripartire dalla Divisione Nazionale B, ha costruito un organico di prim’ordine e lo ha affidato alle sapienti mani di coach Sorgentone con un unico obiettivo: vincere. «E’ vero, siamo partiti con i favori del pronostico, ma come noi tante altre squadre, vedi Treviso, Udine, Fortitudo Bologna e Latina che, al contrario nostro, non sono riuscite nell’intento. Noi, invece, sì. Quando si parte per vincere non è mai facile, non c’è alcuna regola scritta. Bisogna sudare e lavorare sul campo prima di poter centrare l’obiettivo». Il salto dalla Dnb alla Dna Silver del prossimo anno è stato certificato nelle finali di Cervia dopo una cavalcata magnifica nel girone D, lo stesso del Lanciano. «Abbiamo avuto una marcia più che regolare», sottolinea Sorgentone, «la nostra ultima sconfitta, la seconda della stagione, è datata 15 gennaio. Da allora abbiamo collezionato 23 vittorie che, ad occhio e croce, dovrebbero rappresentare un record per queste categorie. Abbiamo riscontrato qualche difficoltà all’inizio anche per via di qualche giocatore giunto a pochi giorni dal via, ma poi la squadra ha saputo integrarsi al meglio». Zaccariello, Ruggiero, Chiacig, un roster di assoluto valore, quello a disposizione di coach Sorgentone. «Un segreto particolare non c’è. Si è formato un gruppo solido, di spessore che ha lavorato sempre con impegno».
Ed un segreto per un vincente come lei? «Direi che vincere abitua a vincere e che l’ho fatto anche quando non ho avuto a disposizione una squadra forte o comunque partita con i favori del pronostico».
Ora si parte per le meritate vacanze ma il futuro cosa le riserva? «Ho un contratto in essere con Scafati ma, prossimamente, ci sederemo a tavolino e vedremo. Per continuare un rapporto, comunque, bisogna che le parti siano pienamente convinte».
Il rammarico può essere l’eliminazione dalla Coppa Italia per mano di Pescara? «Premesso che non sono un amante della Coppa Italia per diversi motivi e che, nel match di ritorno, siamo stati traditi da un rimbalzo perso dopo aver ribaltato la differenza canestri, posso dire che la storia insegna che, tranne in casi rarissimi, e Roseto è uno di questi, l’accoppiata campionato-coppa Italia riesce difficilmente. Anche per questo motivo dico che è un rammarico relativo».
Chiudiamo parlando del basket in Abruzzo. «In generale il basket, anche per mancanza di regole certe e programmazione da una quindicina d’anni e causa crisi economica, sta attraversando un momento difficile, ovunque. In Abruzzo, però, vedo delle realtà emergenti, ad esempio Ortona che, credo, nel giro di qualche anno possa stabilirsi in categorie superiori. Lo stesso può dirsi di Chieti che ha tante idee e professionalità e sta facendo bene e Campli dove spero possa tornare ad accendersi il sacro fuoco».
E Roseto? «Io sono rosetano ma dico che la storia è piena di momenti problematici. La passione è tantissima, pochissimi invece coloro che mettono le mani in tasca. Non conosco i fatti nello specifico ma visto che c’è un proprietario che si mette le mani in tasca va coltivato e rispettato».
Matteo Falzon
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