Spuri: io, Chieti e L’Aquila due spareggi maledetti

«A quello perso con i neroverdi a Cesena ho ripensato anche di recente Che delusione nel 1992 la mancata promozione in C2 in un Fattori spettacolare»
CHIETI. «Sono ricordi molto belli. In Abruzzo ho vissuto stagioni importanti, quanto, purtroppo, sfortunate sotto il profilo dei risultati, ma restano comunque davvero tante sensazioni positive». Sergio Spuri ha 57 anni, è viceallenatore della Recanatese, in serie D, e ha alle spalle una buona carriera di calciatore, spesa tra i pali di diverse squadre tra cui Chieti e L’Aquila all’inizio degli anni Novanta. Uno spilungone che “copriva la porta” mostrando buona tecnica di base, subito in evidenza con la maglia dell’Ancona fino ad essere notato dal Verona di Osvaldo Bagnoli. Due stagioni in gialloblu, come secondo di Garella, ed arriva anche uno storico scudetto per la formazione scaligera. Per lui, dieci minuti a Bergamo nell’ultima di campionato, sufficienti per assicurarsi un prestigioso trofeo in bacheca ed essere coinvolto nel trionfo di una città impazzita di gioia. «Emozioni incredibili, una grande squadra e la figura di un tecnico come Bagnoli. Preparatissimo, ma, soprattutto, in grado di toccare, con ogni giocatore, le corde giuste». Ancora il ruolo di secondo a Udine, si cerca spazio nella Jesina e, nell’estate del 1988, arriva una grande occasione. «Volevo dare una svolta alla carriera e a Chieti il direttore sportivo era Claudio Garzelli, ex portiere, che mi convinse ad accettare le proposte di patron Mario Mancaniello nella convinzione che si puntava in alto. Fu così. Società organizzata ed ambiziosa, la squadra, con i vari Sgherri, Baglieri, Fiaschi, Presicci e Graziani, poteva puntare al salto di categoria. Ricordo la gara interna con l’Andria nel finale del torneo. Passati in vantaggio, venimmo superati dai pugliesi, poi promossi in C1, e si arrivò, per il secondo posto, ad uno spareggio con la Ternana alla Fiorita di Cesena davanti ad un pubblico eccezionale per la categoria. Finì ai calci di rigore e andò male. Molto male, con addosso una delusione immensa. Ci ho pensato recentemente quando, con la Recanatese, abbiamo giocato in quello stadio. L’anno dopo, sempre con Tony Giammarinaro in panchina, rimasi a Chieti, ma, dopo poche partite, nell’autunno del 1989, decisi di trasferirmi all’Aquila dove pure si stava lavorando bene creando i presupposti per vincere il campionato Interregionale. L’anno dopo, allenatore Leonardo Acori, in squadra c’erano diversi giocatori importanti come Cicchitti e Battistini e arrivammo primi assieme all’Acilia che superammo in uno spareggio al Flaminio di Roma. La formula prevedeva un altro spareggio e ci toccò il Gualdo che ci battè all’andata per 2-0. Al ritorno, in uno stadio Fattori strapieno, non andammo oltre il pari e, anche in quella occasione, l’amarezza fu enorme». Amarezza mitigata, nei campionati successivi, con le promozioni ottenute sia a Pesaro che a Macerata dove Spuri chiuse la carriera trovando Giovanni Pagliari, suo compagno di squadra a Chieti, come allenatore. Si passa in panchina, dove, a Gualdo, arriva la vittoria nel campionato di Promozione, diverse esperienze anche a Lugano come allenatore dei portieri, quindi la collaborazione con Marco Alessandrini - ex tecnico del Giulianova in C1 - del quale è attualmente vice a Recanati. La domanda su quanto sia cambiato il calcio negli ultimi anni non lo trova impreparato. Uscita tempestiva e presa sicura. «Non esiste paragone. A certi livelli, l’interesse è lontano anni luce da quello di allora. Come lo stesso spessore tecnico. Con i giovanissimi, poi, troppe ingerenze da parte dei genitori e troppi interessi». Domenica scorsa, vittoria della Recanatese sulla capolista Cesena. «Che superammo, peraltro, anche all’andata. Siamo una buona squadra e puntiamo ai play off. Le abruzzesi del girone? Mi sembrano ben attrezzate. Mi ha colpito in maniera particolare il Notaresco e non solo perché ci ha battuto due volte. Una squadra che gioca un calcio molto preciso e sa quello che vuole».
Giuseppe Rendine
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