Strama: «Necessarie le seconde squadre»

29 Agosto 2014

Fuga per la vittoria. Solo che tra i protagonisti non ci sono Sylvester Stallone e un cinematografico Pelé, il re del calcio per l’occasione attore agli ordini del regista John Huston. I protagonisti...

Fuga per la vittoria. Solo che tra i protagonisti non ci sono Sylvester Stallone e un cinematografico Pelé, il re del calcio per l’occasione attore agli ordini del regista John Huston. I protagonisti della fuga sono i nostri giovani più interessanti, quelli di interesse nazionale: ieri Verratti, rifiutato dalla Juventus, dal Napoli e costretto a rifugiarsi a Parigi per esplodere definitivamente, quest’estate Immobile, venduto dalla stessa Juve in comproprietà col Torino al Borussia Dortmund. In mezzo tanti altri ventenni promettenti, come i ragazzi della NextGen Series, letteralmente la “prossima generazione”, la Champions delle squadre giovanili che i l’Inter si mise in bacheca nel 2012 senza poi sfruttare quella ondata. Allenatore Andrea Stramaccioni, l’unico pescato dall’allora presidente Massimo Moratti per riavviare il motore nerazzurro: finì bruciato dal nostro calcio, cannibale di “carne fresca” sull’altare del risultato. L’Udinese, da sempre attenta ai giovani talenti acquistati a tutte le latitudini, l’ha rimesso in pista dopo un anno di riposo forzato.

Stramaccioni, l’Italia (con la serie A) è all’ultimo posto in Europa per produzione di giocatori: circa l’8 per cento. Come legge questo dato?

«Non sono critico nei confronti di chi lavora sul campo, tutt’altro. Anzi, reputo l’opera dei nostri settori giovanili di qualità, un lavoro da sempre produttivo di talenti grezzi molto interessanti. Il nostro limite, invece, è costituito da due grandi problemi del nostro calcio giovanile: le strutture totalmente insoddisfacenti destinate ai cosiddetti vivai e l’assenza delle seconde squadre al pari di tutti i principali campionati europei».

L’Inter vinse la Next Generation nel 2012 contro l’Ajax. Di quella squadra lo scorso anno nessun giocatore finì con la squadra “madre”, gli olandesi invece avevano sette di quei ragazzi nella formazione che ha giocato la Champions: si è chiesto perché?

«Innanzitutto partiamo dalla premessa fondamentale che quella squadra dell’Ajax era un gruppo di livello di gran lunga superiore a tutti, infatti eliminò il Barcellona al Nou Camp e strapazzò il Liverpool di Sterling in semifinale. Detto ciò torniamo alla mia prima risposta, ovvero i loro migliori giocatori giocavano in pianta stabile nella Jong Ajax, la loro seconda squadra, disputando già con dimestichezza un campionato vero, di serie B, mentre i miei ragazzi neppure si allenavano con la prima squadra. Insomma, ci manca la rampa di lancio».

Vero, sono sempre di meno gli under 21 italiani capaci di raccogliere davvero minuti e presenze in A. Qualcosa non funziona.

«Credo che il giocatore straniero spesso sia più appetibile per un club per due motivi: perché già molto giovane gioca in prima squadra e quindi, si può ipotizzare, con più elementi il suo valore e perché sicuramente avrà il più delle volte un costo più abbordabile. Non credo esistano motivi di nazionalità o etnia. Anzi credo che tutti prima di guardare all’estero cerchino in Italia».

Sono sempre più gli italiani, i giovani italiani, che per trovare posto ad alto livello si spostano all’estero.

«Non ho dubbi. Credo che la fuga di giovani di prospettiva dal nostro campionato rispecchi fedelmente il momento difficile che stiamo vivendo a livello economico nazionale. Può capitare quindi che un giovane riceva un’offerta impareggiabile da un top club estero e finisca per preferire l’espatrio».

Cosa farebbe Stramaccioni per prima cosa per rivitalizzare l’Italia del calcio?

«Sarò un sognatore, ma credo con forza nel settore giovanile e nella nostra nazione, il cui settore tecnico di Coverciano non è secondo a nessuno. Detto ciò, ci sono professionisti molto più preparati di me preposti a migliorare il nostro calcio, l’unica cosa per cui mi batto e mi batterò sempre, perché l’ho sperimentata direttamente, è l’inserimento delle seconde squadre fra la massima serie e i settori giovanili. Così si può recuperare il terreno perduto».

@pioleotto

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