STROPPA-PESCARA, UN AMORE MAI NATO

C’è un dato a cui Giovanni Stroppa tiene ancora da morire, anche se ormai sono passati più di sei anni fa da quei giorni cupi di fine 2012. Come se fosse una medaglia da lucidare ed esibire ogni...
C’è un dato a cui Giovanni Stroppa tiene ancora da morire, anche se ormai sono passati più di sei anni fa da quei giorni cupi di fine 2012. Come se fosse una medaglia da lucidare ed esibire ogni volta che le storie di campionato lo riaccostano al Pescara. «Sono l’allenatore che ha la media punti più alta nella storia del Pescara in serie A». Ne aveva 11, la squadra biancazzurra, quando lui si dimise dopo la sconfitta di Siena (1-0, gol di Valiani e rigore sbagliato da Vukusic): 11 dopo tredici giornate. Ne avrebbe ottenuti altri undici da lì alla fine di quella stagione così ingloriosa, passando da Bergodi a Bucchi.
Lasciò quel pomeriggio in Toscana, Stroppa, con un terzultimo posto condiviso con Chievo, Bologna e Palermo ma è come se non avesse mai cominciato. Come se non fosse mai riuscito ad entrare nel cuore e nella testa della gente, come se non fosse mai riuscito a capire esattamente quello che gli stava capitando intorno. O a non farsi capire.
Sebastiani lo scelse quando dovette prendere una decisione pesante: chi al posto di Zeman? E con quale squadra dopo l’addio di Verratti, Immobile e Insigne. Ci provò con Gasperini, il presidente. Ci provò con Delio Rossi. Niente. Preferirono declinare. All’allora direttore sportivo Delli Carri era piaciuto il Sudtirol che Stroppa aveva allenato quell’anno: 4-3-3 e settimo posto in serie C, sfiorando i play off. Stroppa aveva 43 anni e fu una scommessa, sua e di Sebastiani.
Ma la festa in piazza Salotto e l’ubriacatura della promozione in A di appena qualche settimana prima sembrarono lontanissime da subito. L’aria, chissà perché, era già diventata un’altra. L’ebbrezza era diventata diffidenza. Si capì abbastanza in fretta che Celik non era il nuovo Insigne e che Abbruscato e Jonathas non avevano lo stesso ciuffo biondo di Immobile.
Le tre sconfitte consecutive che inaugurano quel campionato, con Inter, Torino e Sampdoria con 9 gol subiti, non aiutarono e cominciò a soffiare forte quel vento di malessere, di disistima, addirittura di contestazione che divenne bufera paradossalmente nel pomeriggio in cui i biancazzurri misero sotto il Parma all’Adriatico e si ritrovarono sei squadre più in basso. Poi l’1-6 con la Juventus e la sconfitta di Siena. Finì così. Squadra in linea di galleggiamento ma non era stato sufficiente. Stroppa prese la medaglia e la chiuse nel cassetto. Tanto, prima o poi, qualcuno che gli chiede di quel Pescara lo trova ancora.
* giornalista Sky Sport
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