«Sudore e grinta, ecco il mio Pescara corsa e muscoli»

8 Luglio 2014

Presentato il nuovo allenatore, ma gli obiettivi sono nascosti «Niente proclami, tra un mese capirò le nostre potenzialità»

PESCARA. Le idee sono chiare, gli obiettivi un po’ meno. È ufficialmente partita l’avventura di Marco Baroni. È lui il nocchiero scelto dal Pescara dopo due stagioni a dir poco fallimentari. La retrocessione dalla A e la cocente delusione dello scorso campionato, hanno indotto i biancazzurri a cambiare completamente strategia puntando su giovani e contratti “leggeri”. Stesso discorso è stato fatto per Marco Baroni, che, dopo l’ottima stagione a Lanciano, si tuffa nella nuova avventura biancazzurra.

Uomo pacato e dai modi gentili. Equilibrato, forse anche troppo, ma chi lo conosce bene dice che dentro lo spogliatoio è completamente diverso. Il Pescara spera di aver trovato l’uomo giusto per ripartire, ma gli obiettivi (promozione, play off, salvezza) non sono affatto chiari.

La prima di Baroni in città, dopo il blitz di 10 giorni fa quando firmò il contratto, è andata bene.

Si presenta in conferenza stampa, alle 11, 40, in abito blu e scarpe beige, accompagnato dal presidente Daniele Sebastiani, dall’ad Danilo Iannascoli, dal ds Peppino Pavone e dal responsabile dell’area tecnica Giorgio Repetto. Il presidente Sebastiani fa gli onori di casa, anche se la conferenza va in scena nella sede della Humangest. Baroni impugna il microfono e parla per la prima volta da allenatore del Pescara. Il suo esordio, però, è particolare. «Voglio ringraziare Lanciano, la famiglia Maio e tutta la squadra che ho allenato l'anno scorso. Se sono qui il merito è anche loro. A fine campionato ho incontrato il direttore sportivo (Leone, ndr) e, insieme, ci siamo resi conto che alcune cose non erano condivise. Così abbiamo interrotto il nostro rapporto. Ho esercitato la clausola rescissoria onerosa prevista nel mio contratto».

Marco Baroni, ci racconti il primo approccio con il Delfino. È sicuro che non c’era già da tempo qualcosa tra lei e la società?

«Il contatto con il Pescara è stato casuale e non programmato. Prendo una squadra arrivata al 15° posto con un organico importante che per varie esigenze verrà smantellato. Eredito una squadra che nelle ultime 80 partite ha cambiato schema di gioco in oltre metà delle occasioni e l'anno passato ha subito 32 gol dal 60' di gioco in poi, a testimonianza della poca tenuta psicologica. Di queste situazioni si può parlare tanto, ma occorre dare seguito alle parole con i fatti».

A Lanciano, vedendo quello che ha scritto Vastola su Facebook nei suoi confronti («avevamo una Ferrari senza pilota»), non ha lasciato un buon ricordo.

«L’ho chiamato subito perché a me piace sempre avere un confronto diretto. Resta immutata la mia stima per Vastola, che pur trovando poco spazio nell’ultima stagione, ha dato secondo me un grande contributo alla causa rossonera».

Da quale idea tattica ripartirà?

«Vorrei giocare con una difesa a 4 e credo che il 4-3-3 sia il modulo più congeniale. Siamo partiti prima per il ritiro proprio perché voglio avere un quadro più preciso. Che sia chiaro: cercherò di proporre un calcio fatto di idee e corsa. Il calcio è dinamismo e a Pescara abbiamo bisogno solo di gente con la pancia vuota, che abbia stimoli e valori importanti. Io credo nella meritocrazia, nel lavoro e non amo vendere fumo».

Baroni, le sue idee sono molto interessanti, ma può svelare quali progetti avete in mente con la società e se il club le ha chiesto di raggiungere determinati obiettivi, come promozione, play off o semplice salvezza?

«I proclami non mi piacciono, ma cerco di fare il mio lavoro con passione, idee e coraggio e voglio con me gente motivata. Qui ci sono calciatori importanti, ma a questa domanda potrò rispondere tra un mese. È ancora presto. La squadra è un cantiere aperto. A fine mercato vedremo quali saranno i nostri obiettivi. Sono anche convinto che a Pescara faremo una squadra importante. Il processo di crescita può essere veloce come lento. Lo potremo capire soltanto sul campo perché se si trova un gruppo motivato ed affamato di vittorie questo processo di crescita può essere accelerato. Per esempio, a Lanciano nello scorso campionato abbiamo sfruttato al massimo questo aspetto».

Lei che calcio vuole proporre, lo stesso visto a Lanciano, squadra solida e molto organizzata?

«Non sono un difensivista. A Pescara per esempio mi piacerebbe avere una coppia di terzini capaci di spingere parecchio. Dico sempre che nel calcio serve la partecipazione di tutti nelle due fasi, per me l'attaccante è il primo difensore così come il portiere è il primo attaccante. Il mio compito sarà quello di tenere sempre di tenere tutti sulla corda. E si correrà tanto, tutti dovranno farlo, sono finiti i tempi i cui lo facevano solo alcuni. Questo è il calcio che mi appartiene. Lavorare, sudare e onorare la maglia. Lo spirito di appartenenza per me è fondamentale».

I pescaresi amano il bel calcio...

«Anche io e spero di riuscire a fare del mio meglio. Pescara è una piazza importante e farò di tutto per ripagare la fiducia che mi è stata data».

In gruppo ci sono diversi giocatori che rientrano dai prestiti, come Vukusic, Bjarnason e Bianchi Arce, ma anche altri che potrebbero andare via anche per scelte dovute all’equilibrio finanziario, chi cercherà di salvare o di recuperare?

«Voglio valutarli e capire chi vuole aderire al progetto Pescara. I giocatori più esperti devono avere voglia e determinazione altrimenti possono andare via. Qui ci vogliono fatti e non parole. Lavoriamo tutti duro, perché sono i dettagli che fanno la differenza».

@luigidimarzio

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