Superlega, ultimatum Uefa: «Uscite o niente Champions»

Ceferin avverte Juventus e Milan e gli ultimi club rimasti nel progetto mai partito E per i dirigenti “ribelli” sono in arrivo delle sanzioni. Si defila anche JpMorgan
NYON. Nessuna sanzione per i club della già tramontata Superlega, ma un nuovo, chiaro avvertimento per chi non ha ancora abbandonato il progetto. «È evidente che i club devono decidere se sono parte di una Superlega o sono club europei. Se vogliono essere parte della Superlega, è evidente che non possono giocare in Champions League». Le parole sono di Aleksander Ceferin, presidente dell’Uefa. Il messaggio è per Juventus e Milan, ma anche per Barcellona e Real Madrid, i quattro club che non hanno ancora abbandonato il progetto che ad inizio settimana minacciava di rivoluzionare il calcio: scelgano da che parte stare e vivano con le conseguenze della loro decisione.
L’ultimatum del presidente Uefa riguarda la prossima stagione, ma Juve, Milan, Real e Barça sanno che il tempo stringe e che dichiarazioni come quelle di Florentino Perez, che dice che il progetto Superlega non è stato abbandonato, rilanciano il divario tra i club ribelli e il governo del calcio europeo. Ceferin ha discusso con gli organismi Uefa come punire i dirigenti dei club ribelli: «Stiamo ancora aspettando consigli dai nostri legali, poi decideremo. Ma è chiaro che tutti dovranno affrontare le conseguenze delle proprie azioni. Per quanto mi riguarda la posizione dei club che hanno ammesso il proprio errore e abbandonato il progetto è diversa da quelli che ancora non vogliono credere che quell’idea è morta». Quanto alla Superlega anche JpMorgan fa dietrofront e prende le distanze dall’iniziativa che aveva sposato: «Abbiamo chiaramente valutato male come questa operazione sarebbe stata percepita dal mondo del calcio in generale e l’impatto che avrebbe avuto in futuro», ammette la banca d’affari americana che inizialmente aveva garantito il finanziamento con un prestito da 3,5 miliardi di euro.
Europei. Definite le sedi dell’Europeo con 11 città protagoniste. Le partite dovranno essere giocate con almeno il 30 per cento del pubblico in presenza. Il tutto per dare un segnale di ottimismo e speranza nella fase di ripartenza nell’era Covid, ragion per cui l’organo di governo del pallone nel Vecchio Continente ha dovuto ridurre le città ospitanti da 12 a 11 con alcune uscite e altre new entry. Tra le città in bilico ma confermate dalla Uefa c’è Monaco di Baviera dove per le quattro le partite degli Europei l'Allianz Arena potrà accogliere un minimo di 14.500 spettatori. Il comitato ha poi deciso di riassegnare alcune partite: i quattro match inizialmente programmati a Bilbao si giocheranno all’Estadio La Cartuja di Siviglia. Le tre partite del gruppo E inizialmente previste a Dublino sono state riprogrammate allo stadio di San Pietroburgo, impianto che doveva già ospitare tre partite del gruppo B e un quarto di finale. L’ottavo di finale inizialmente programmato a Dublino è stato spostato allo stadio di Wembley, a Londra.
Angelo Caradonna

