Taborre, l’ultima delusione per il ciclismo abruzzese

Il pescarese “non negativo” all’Epo dopo i casi di doping di Di Luca e Rabottini Il patron della Vini Fantini Sciotti: «Così si uccide la passione dei tifosi»
PESCARA. Senza andare troppo indietro nel tempo: il 24 maggio 2013 viene annunciata la positività all'Epo di Danilo Di Luca, riscontrata in un controllo a sorpresa il 29 aprile; il 7 agosto del 2014 Matteo Rabottini viene trovato positivo all'Epo e quindi escluso dalla lista dei preconvocati per il mondiale spagnolo; lunedì scorso, invece, è stata la volta di Fabio Taborre, trovato non negativo a un farmaco studiato per combattere l’anemia. Epo anche per lui. In pratica, alcuni delle migliori espressioni del ciclismo abruzzese sono andati a sbattere contro il doping. E si sono fatti male: Di Luca radiato; Rabottini squalificato per due anni e adesso Taborre che va incontro a una pesante inibizione qualora le controanalisi dovessero confermare la positività all’Epo. Un’altra mazzata tra capo e collo per un movimento che vive di passione e di entusiasmo alla base, salvo poi vedere i propri beniamini immischiati in vicende poco edificanti.
Nel caso di Taborre, ha preferito non parlare. Ma la sua “non negatività”, riscontrata in un controllo fuori competizione effettuato il 16 giugno, non è un caso isolato nella Androni-Sidermec. Qualche giorno fa è stato fermato il molisano Fabio Apollonio, compagno di squadra, perché nel controllo gli è stata trovata la stessa sostanza di Taborre. Tant’è che la squadra è stata fermata in base al regolamento dell’antidoping.
Taborre, tre vittorie da professionista in carriera, nel 2015 era a secco. Ed è stato attaccato duramente dal suo team manager, Gianni Savio, che lo ha definito «uno stupido criminale. Gli faremo causa, come ad Apollonio».
L’ultimo incidente di percorso di Fabio Taborre, ovviamente, fa discutere in Abruzzo, una terra abituata a incensare i propri beniamini e che, invece, ultimamente sta raccogliendo solo delusioni.
Ha detto la sua anche Valentino Sciotti, patron della Vini Fantini Nippo De Rosa Professional. «Il ciclismo è fatto dai tanti ragazzi che si sacrificano per inseguire un sogno», ha scritto sulla sua pagina Facebook, «dai tanti dirigenti che donano gratuitamente il proprio tempo e da sponsor che sperano di avere a che fare con ciclisti onesti. Il ciclismo non è di chi vuole uccidere i sogni di tutti quelli che amano questo sport. Io non voglio accusare o giudicare nessuno, perché non compete a me, voglio però esprimere tutta la mia solidarietà a Gianni Savio, un signore che da tantissimi anni, con mille sacrifici, dà delle chance a tanti giovani e fa divertire tanti tifosi come me. La tua passione merita altri comportamenti».
Infine, una novità su Matteo Rabottini: quando scadrà la squalifica, nel maggio prossimo, dovrebbe indossare la maglia della GM Cycling Team del patron Marchesani.
roccocoletti1
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