Talenti da scovare, passione e arte

Pallacanestro, volley e rugby: ecco come funziona in Abruzzo
PESCARA. Le provvigioni hanno pochi zeri, non è il mondo (ad alti livelli) del calcio. Ma anche nei cosiddetti sport minori esiste il procuratore, ovvero la figura che funge da trait d'union tra giocatore e società. Anche nella pallavolo, nella pallacanestro e nel rugby. Che in Abruzzo non vivono un momenti d'oro. Ma i procuratori esistono anche da noi, e non si occupano soltanto di calcio. Sono personaggi che, generalmente, sono lontani dalle luci della ribalta e hanno un trascorso agonistico dopo il quale hanno intrapreso l'attività di tutela e assistenza dei giocatori.
Pallavolo. Giuseppe Selvaggi, pescarese, e Sergio Turzo, ortonese, sono due ex pallavolisti di serie A e insieme hanno messo insieme una società, la Sgn. Sono due procuratori che hanno superato (anche) l'esame di abilitazione e sono iscritti anche all'albo della Fivb, la federazione internazionale. Sono 47 i procuratori che al mondo hanno la licenza Fivb, necessaria per trattare il passaggio di un assistito da una federazione all'altra. «Siamo figli di questo mondo», racconta Sergio Turzo. «E ci muoviamo attraverso amicizie, conoscenze e contatti in giro per il mondo. Personalmente, ho iniziato 17 anni fa. E la figura del procuratore è cambiata. Noi cerchiamo di lavorare alla base, andando alla ricerca di giovani talenti a cui dar fiducia. Anche di 15-16 anni. Negli ultimi anni abbiamo curato i trasferimenti di diversi ragazzi abruzzesi che sono finiti in Superlega, a Civitanova e a Trento». Nel portafoglio atleti della Sgn c'è un centinaio di assistiti, tra uomini e donne e la percentuale sui contratti stipulati oscilla tra il 5 e 10%. «Nel caso degli stranieri diciamo il 10%, anche perché c'è un lavoro diverso. Solitamente ci occupiamo solo del contratto, ovvero di ingaggio, appartamento e premi. A differenza del calcio, in cui c'è un contratto nazionale del lavoro e una modulistica già esistente, la pallavolo è uno sport dilettantistico e l'accordo tra società e giocatore viene stipulato con un contratto ad hoc». Tanto per fare qualche cifra, mediamente un pallavolista di Superlega percepisce 150mila euro a stagione, in A2 si scende vertiginosamente fino a 35mila euro.
«Si gira tanto», assicura Turzo il cui prossimo obiettivo è una coppia di gemelli (mamma russa e papà italiano) alta due metri, di 13 anni, molto promettente che vive in Trentino. In Abruzzo, oltre a Selvaggi e Turzo, c'è Nicola Napolione, avvocato, anche lui con un passato da pallavolista, che esercita la professione.
Basket. Ernesto Ciafardoni è molto conosciuto nell’ambiente. Gestisce i trasferimenti di giocatori dal 1991. «Sono stato tra i primi sette in Italia», racconta orgoglioso. E' un giuliese cresciuto nelle giovanili del Roseto Basket con un passato in serie A negli anni Ottanta. «Sono un amante del calcio e ho seguito da vicino il lavoro di Caliendo (oggi patron del Modena calcio, ndr) durante il primo rinnovo di contratto di Antognoni a Firenze. Da lì mi sono inventato questa nuova attività. Nuova all'epoca ovviamente. Un qualcosa di eccezionale. Ricordo che il primo contratto è stato quello di Titti Stama nel 1991 a Pescara». Ciafardoni oggi lavora con la Sport Lab agency, con sede a Desio, di Virginio Bernardi, presidente dell'associazione procuratori basket. La percentuale spettante all'agente, anche nel basket, oscilla tra il 5 e il 10% dell'ingaggio. «Non c'è un presidente con il quale mi sono trovato meglio, ho avuto e ho un buon rapporto con tutti. Sono stato sempre accettato bene dai dirigenti grazie al mio modo di fare improntato sulla correttezza e sulla serietà», racconta Ciafardoni, la cui vicinanza con Virginio Bernardi ne fa un procuratore influente nel mondo della pallacanestro italiana. Bernardi, infatti, assiste la gran parte degli allenatori di serie A e A2. «C'è sempre più bisogno della figura del procuratore», aggiunge, «ma, attenzione, il mio mondo non ha nulla a che vedere con quello del calcio a livello di cifre. Le nostre sono nettamente inferiori. Molto nettamente. E comunque la crisi degli ultimi anni ha abbassato il volume di affari». E poi: «Raramente affondo le radici nel settore giovanile. E comunque l'approccio con i genitori ti fa capire di quale pasta è fatta il ragazzo. E' un errore pensare di avere un campione in casa grazie al quale risolvere tutti i problemi della vita». L'ultimo contratto di Ciafardoni? Quello del play Marco Rossi a Venafro.
Rugby. Nella palla ovale Lanfranco Massimi è una figura di riferimento nel mondo dei procuratori. L'avvocato ha fatto parte del gruppo che ha scritto la storia del rugby aquilano a suon di vittorie. Poi… «Alla fine degli anni Ottanta ho smesso. Ho avuto una sorta di repulsione per i campi. Me ne andavo in montagna. Sono stati i miei ex compagni di squadra a sollecitare il mio intervento in alcune trattative e da lì ho cominciato». Per affinare le proprie conoscenze ha portato a casa due Master in diritto sportivo. E poi si è fatto spazio un po' alla volta. «Gli unici campionati professionistici sono quelli inglese e francese. Poi c'è un campionato transnazionale, la Celtic League, e noi, come Italia, abbiamo due franchigie. Non ci sono molti giocatori da gestire. E poi c'è l'Eccellenza nostrana. Ma circolano pochi soldi, pochissimi».
Tanto per fare un esempio, un giovane che gioca in Celtic League mediamente ha un ingaggio di 50.000 euro lordi. «C'è poco da spremere, il paragone con il calcio non esiste proprio». Massimi ha accompagnato la carriera di tanti giocatori aquilani che sono arrivati ad alti livelli. «Più che sulla quantità punto sulla qualità», racconta, «cerco di scovare dei talenti che possano avere un futuro e accompagnare il loro percorso, ma…».
Ma che cosa? «Ai genitori che mi chiedono dove mandare a giocare il figlio rispondo che prima di tutto viene lo studio. Magari si cerca un'università vicino alla sede di una squadra competitiva in cui poter crescere, ma pensare di vivere con il rugby è follia, almeno oggi. E siccome dopo l'attività agonistica c'è la vita non voglio che il trapasso sia traumatico. La palla ovale non garantisce il futuro».
Nemmeno al procuratore Massimi? «No, perché ho comunque l'attività da avvocato che viene prima di tutto».
@roccocoletti1
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