Tamberi salta sul tetto del mondo

21 Marzo 2016

L’ex Bruni Vomano campione del mondo a Portland con la misura di 2,36

Una gara da crepacuore, o meglio, una delle più belle imprese di un azzurro negli ultimi due decenni. O forse, tutte e due. Gianmarco Tamberi è campione del Mondo, il salto in alto iridato è ai suoi piedi, lo riconosce e lo festeggia adesso per i suoi risultati (2,36 quello del trionfo americano nella notte tra sabto e domenica) più che per i guizzi e le trovate spettacolari che ne avevano fatto da tempo un personaggio nel circus della specialità. Nella notte italiana, all'interno di uno spazio fieristico trasformato in stadio a Portland, il marchigiano – in passato ha vestito la casacca della Bruni Atletica Vomano – ha trovato la sua consacrazione, e tutto ciò quando mancano ancora mesi al traguardo dei 24 anni d'età, una sorta di alba della carriera. La gara mondiale assomiglia ad uno di quei film sullo sport che scivolano nell'esagerazione, con l'eroe che dapprima è sull'orlo del baratro, e poi, con un guizzo, si trasforma e vince, anzi, stravince; con la sola differenza che qui è tutto vero, è realtà portata all'estremo dal talento e da una tempra agonistica che ha pochi precedenti nella storia del'atletica italiana. È la sesta medaglia d'oro italiana nella storia della manifestazione, l'ultima era stata quella vinta da Paolo Camossi nel triplo a Lisbona 2001; a livello assoluto, ovvero tra indoor e outdoor, l'ultimo titolo iridato era stato quello vinto da Giuseppe Gibilisco nell'asta ai Mondiali di Parigi 2003. Poco meno di tredici anni fa. «È una sensazione bellissima - le parole del neo campione del mondo - anche se non mi fermo per questo, anzi, continuerò a lavorare per quello che è il mio vero obiettivo stagionale, i Giochi olimpici di Rio».