Tarquini ci riprova: punto al titolo, altro che vecchio!

12 Settembre 2020

Via al Mondiale Turismo con il 58enne pilota giuliese che vuole bissare il trionfo del 2018 con la Hyundai

PESCARA. Gabriele Tarquini ci riprova. A 58 anni è sempre in pista, resistendo a ogni tentativo di ricambio generazionale. Segnale di grande competitività. Domani scatterà, a Zolder (in Belgio), la stagione 2020 del campionato Fia Wtcr - World Touring Car Cup, serie di riferimento a livello internazionale per le vetture Turismo. E il pilota giuliese sarà al via con grandi ambizioni nella speranza di rivincere il titolo conquistato due anni fa.
Tarquini, qual è il suo stato d’animo alla vigilia?
«L’ultima gara risale al dicembre scorso, a Sepang. È passato tanto tempo e non vedo l’ora di ricominciare. L’adrenalina della corsa è un qualcosa che non ha paragoni. Io ho ripreso a fare sviluppo con alcune macchine della Hyundai, da giugno. Ma la sensazione è strana. Non è più come prima. Non vedo l’ora di ricominciare con le corse, mi sono mancate. Un conto è collaudare e provare delle macchine, un altro è correre».
Riparte con ambizioni.
«Si parte sempre per vincere. Tanto più se la mia scuderia ha vinto gli ultimi due titoli. Nel 2018 ho scritto il mio nome sull’albo d’oro e nel 2019 è toccato al mio compagno di squadra (l’ungherese Norbert Michelisz, ndr) al quale ho dato, con piacere, una mano. Sarà dura, però. Lo sappiamo bene, perché partiremo con alcuni handicap che non ci permetteranno di brillare più di tanto specialmente nelle prime gare. Però, sono convinto che col tempo miglioreremo e avremo la possibilità di lottare per i primi posti della classifica».
Vive i giorni della vigilia e della gara in una bolla antiCovid?
«Sì, ci sono delle procedure da seguire, come in Formula 1 e in MotoGp d’altronde. Mascherina, distanziamento e niente pubblico. Nel nostro circuito la mancanza dei tifosi è più avvertita, perché da noi c’è una continua interazione con il pubblico, a differenza degli altri mondi motoristici. Noi, ad esempio, abbiamo una sezione autografi, ci concediamo alla gente che ci viene a trovare nei box. E quindi questo contatto ci manca, sembra tutto strano».
L’evoluzione delle macchine turismo?
«Questo è un anno particolare, con un calendario racchiuso. Correremo perlopiù in Europa, molto in Italia. Non andremo in Asia, men che meno in Africa. Perderemo degli appuntamenti importanti. Ma, d’altronde, bisogna fare di necessità virtù fino a quando non conosceremo il nostro futuro. Siamo condizionati dal coronavirus. Non sappiamo se ritroveremo la forza e la forma pre-Covid. Tutto il mondo dei motori – come altri contesti - rischia un ridimensionamento per via dell’assenza dei tifosi e del conseguente limitato apporto degli sponsor».
Ha paura del virus?
«Una paura razionale la mia. Faccio attenzione. Non sono né un catastrofista, né un negazionista. All’inizio ci siamo spaventati, perché non conoscevamo il nemico. Adesso sappiamo che se facciamo attenzione possiamo portare avanti il nostro stile di vita. Io cerco di rispettare le regole, questo è il mio rispetto e il metro di valutazione della mia paura».
Cambierà anche il format delle gare?
«Sì, ad esempio, nella prima tappa si correrà le due gare di domenica, alle 10,30 e alle 14, anziché spalmarle nel week end. Anche questa un’accortezza per via del Covid. Ovviamente, a porte chiuse».
Che idea si è fatto della crisi della Ferrari in Formula 1?
«Si è disperso un patrimonio tecnico di inestimabile valore. Il problema non è la crisi del 2020, perché questa crisi ha radici lontane, nei vari cambiamenti al vertice della scuderia. Dopo Domenicali, l’ultimo direttore del team a un certo livello, c’è stato un avvicendarsi di manager che non sono stati in grado di gestire le risorse a disposizione. Di mantenere il livello alto. Gli effetti di certe decisioni si notano nel tempo. E ora i nodi sono venuti al pettine. Ci vorranno anni e investimenti per risalire la china. Quando va via un ingegnere, quando cambi dei tasselli nell’organizzazione, la macchina non perde competitività il giorno dopo, ma negli anni quando gli altri vanno avanti e tu rimani fermo».
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