Teramo, decisivi due minuti di blackout

Tra il 41’ e il 43’ il Gubbio fa i suoi unici due tiri in porta e vince in rimonta. S’interrompe la serie positiva biancorossa
TERAMO. La serie di risultati utili (ma non troppo: sette pareggi e una vittoria) del Teramo s’interrompe proprio nel giorno in cui l’obiettivo dei tre punti sembrava più a portata di mano. Sul perché sia stata persa una partita abbordabile, e che s’era anche messa bene, si potrebbe disquisire per giorni interi. Certo è che se ai risaputi limiti in zona rete della squadra, apparsi evidenti soprattutto quando c’è stato da rincorrere, si aggiunge il blackout difensivo avvenuto tra il 41’ e il 43’ del primo tempo, due minuti nei quali al Gubbio – fino a quel momento inoffensivo– il Teramo ha permesso di segnare due gol con i primi due tiri, non ci si può meravigliare del risultato. Sconfitta ingiusta? Sì. Sfortuna? Forse. Ma il Teramo di ieri la sfortuna se l’è anche andata a cercare.
Il copione della partita è chiaro fin dall’avvio: il Teramo (leggermente più offensivo rispetto alle precedenti uscite) fa la partita, il Gubbio si difende con il 4-4-2 piatto tanto amato da Dino Pagliari, che in fase di non possesso diventa 4-4-1-1 per i profondi rientri di Casiraghi. Il Teramo tiene il pallone ma fatica ad arrivare sul fondo. Al 10’ ci arriva Varas, che piazza un gran cross su cui Bacio Terracino anticipa tutti e gira a rete: palla che scheggia la traversa. Un tiro-cross di De Grazia deviato in angolo dal portiere e un tiro centrale dal limite di Tulli sono gli unici altri sussulti prima del (dubbio) rigore che al 32’ sblocca la partita. Bacio Terracino cerca di andare al cross dal fondo, Ciccone gli si appoggia con le braccia, l’ala biancorossa vola a terra come se l’avesse investito un Tir. Il penalty è generoso, Foggia lo trasforma con il brivido (il portiere va vicino a prenderla). Che l’arbitro abbia la coscienza sporca si capisce al 35’, quando Lo Porto tocca chiaramente sulla caviglia Bacio Terracino in area. Questo sì che sembra rigore, ma l’arbitro ammonisce l’attaccante per simulazione. Al 41’, il colpo di scena: Kalombo s’infila in un corridoio (Sales scavalcato dal pallone, Amadio non chiude in scivolata) e punta l’area teramana. Speranza lo aspetta forse troppo e gli concede il tiro, che si rivela letale sia perché molto angolato, sia per la scarsa reattività di Calore: 1-1. Due minuti e la frittata è completa. Ciccone va via sulla sinistra e crossa basso, Sales è in anticipo ma scivola, Kalombo la tocca a Marchi che scaraventa dentro senza pietà.
Nella ripresa Asta non cambia subito e il lasciare in campo tre difensori centrali contro avversari che neanche più provano ad attaccare sembra una pazzia, ma in realtà dei pochi episodi offensivi degni di nota creati dal Teramo quasi tutti arrivano con il 3-4-3. De Grazia spara alto da 25 metri al 9’, Ventola reclama con qualche ragione un rigore per una trattenuta di Lo Porto all’11’ (l’arbitro, facendo correre, conferma che il primo a non credere al rigore concesso al Teramo era lui), ancora Ventola spara una formidabile bordata da 30 metri che Volpe vola a deviare in angolo al 13’ e al 15’ mette in mezzo un cross su cui Varas brucia tutti, ma non trova la porta di testa. In questa fase il Gubbio si fa pericoloso una volta con una botta dal limite di poco out del suo uomo migliore, il giovanissimo playmaker Ricci (è un ’99: potrebbe fare strada), ma è una fiammata casuale. Agli ospiti interessa solo chiudere gli spazi e far passare il tempo e lo fanno alla vecchia maniera, ovvero stramazzando al suolo a ripetizione per infortuni inesistenti. Non a caso l’arbitro darà un recupero da record: 7 minuti. Asta passa al 4-2-4 al 21’ mettendo Barbuti al fianco di Foggia, ma per i due centravanti non arrivano cross degni di tal nome. Il Teramo torna a farsi pericoloso solo nel lunghissimo recupero, quando schemi e moduli sono saltati e si ricorre alla palla alta sistematica nel mucchio. Barbuti, al 51’, svetta di testa sull’ennesimo angolo, ma Volpe risponde. Al fischio finale il nervosismo esplode in una quasi rissa tra un bel po’ di giocatori. Chissà se al danno già grave della sconfitta contro una diretta concorrente si aggiungerà la beffa di qualche squalifica pesante.
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