Teramo distratto e svogliato Pacilli fa felice la Viterbese

28 Febbraio 2019

Il Diavolo dice addio al trofeo condannato da un gol del centrocampista aquilano Maurizi preferisce puntare sulle seconde linee, buona la prova del portiere Pacini

VITERBO. Il Diavolo saluta la coppa Italia. Nelle parole doveva essere un test probante per il campionato, dopo la bella vittoria esterna di Ravenna soltanto pochi giorni fa. Nei fatti, invece, è stata una partita a senso unico fra una Viterbese più desiderosa di passare il turno ed un Teramo che ha considerato la coppa come un peso. Brutto a dirlo, ma forse è così, anche perché l’obiettivo della salvezza in campionato non è stato ancora blindato e per Maurizi vale di più. Diversi punti lo dimostrano. Il primo è apparso chiaro sin dalla lettura delle formazioni. La Viterbese, che comunque ha una rosa più larga e ormai ci ha fatto il callo a giocare tre volte a settimana a causa dell’inizio di campionato in netto ritardo, scende in campo con una formazione simile a quella tipo.
Nel Teramo, invece, spicca l’esordio da titolare di Celentano (classe 2001), che poi sarà rilevato dal coetaneo Mosca a metà ripresa. Non ha sortito gli effetti sperati l’esperimento Cappa mezz’ala-trequartista, così come ha funzionato poco la coppia d’attacco Zecca-Barbuti. Ma soprattutto l’esclusione dall’undici base di Spighi, De Grazia, Polal, Celli, Proietti, i due portieri finora titolari come Lewandowski e Gomis e, come se non bastasse, non passano inosservati i 90’ che trascorrerà in panchina Infantino. L’attaccante, che solo tre giorni fa ha deciso la gara di Ravenna con una tripletta d’autore, resta a guardare i compagni per tutto il match. Eccolo un altro segnale che l’appuntamento di domenica con la Fermana è decisamente più importante della trasferta di coppa a Viterbo. E poi la differenza si è vista anche in campo, con i gialloblù di casa che hanno fatto il bello ed il cattivo tempo e solo uno straordinario Pacini ha evitato un passivo più ampio per gli abruzzesi. Ventola e compagni ci hanno provato solo nel primo tempo, con Zecca dopo 10’ che in diagonale non trova lo specchio della porta. È stato, a conti fatti, l’unico vero pericolo corso in tutto l’arco della partita dall’inoperoso Valentini.
Non ha potuto dire altrettanto l’estremo difensore del Teramo, salvato dalla traversa al 27’ colpita da Coda di testa su punizione di Sini, ma superlativo nel finale di frazione, quando respinge coi piedi d’istinto la conclusione a botta sicura di Mignanelli (40’). Poco dopo è l’aquilano Mario Pacilli a divorarsi l’1-0. Segno di una Viterbese che ha aumentato con i minuti la pressione, nonostante l’infortunio occorso a Polidori al 35’. La ripresa è stato un monologo gialloblù, aperto da una serie di conclusioni degli attaccanti laziali rientranti nell’ordinaria amministrazione per il bravo Pacini.
In difesa si fa sentire l’esperienza di Caidi, che però non può nulla poco dopo il quarto d’ora, quando la Viterbese trova il meritato vantaggio. Angolo di Sini, azione manovrata a destra da Vandeputte (appena entrato), assist per Pacilli che trova una deviazione perfetta stavolta imprendibile anche per Pacini. Dopo l’1-0, Maurizi prova a dare una scossa con De Grazia, Spighi e Sparacello, ma la sostanza offensiva resta veramente poca. Infantino si scalda solo, in ottica Fermana, serve ancora Pacini per evitare il raddoppio dei laziali sul tap-in di Mignanelli (25’).
Danilo Tersigni