Teramo e Fermana, un pari deludente

Partita più lottata che giocata, un solo rimpianto: la punizione di Tulli è ricacciata (forse oltre la linea) dal portiere
TERAMO. Metti un Teramo ancora alla ricerca della propria identità e quasi privo di forza d’urto, aggiungi una Fermana compatta, scorbutica e altrettanto spuntata, miscela con un arbitro incapace di stroncare gioco duro e ripicche. Non ne poteva venir fuori che uno zero a zero così, una partita lottata più che giocata nella quale in 96 minuti c’è stato un solo episodio da gol: una punizione dal limite che Tulli ha pennellato splendidamente sopra la barriera e il portiere ospite Valentini ha ricacciato in modo miracoloso (e resta il dubbio che la palla avesse superato la fatidica linea bianca). Sono stati questi, nel giro di un secondo e mezzo al 17’ del primo tempo, gli unici due gesti tecnici di Teramo-Fermana che resteranno nella memoria.
Il pubblico del Bonolis non si è divertito, ma è vietato scandalizzarsi. Il Teramo è stato costruito al risparmio e può solo puntare a salvarsi, non gli si può chiedere lo spettacolo – per di più se di fronte ha un avversario che non gli concede spazi. Probabilmente di partitacce così se ne vedranno altre quest’anno, è il caso di rassegnarsi. Quello che è lecito chiedere al Teramo è un più razionale ed efficace utilizzo delle (poche) forze che ha. Asta, forse per non deprimerli ulteriormente, ha insistito sui giocatori bocciati a Pordenone (Bacio Terracino, Varas e Foggia) ma ne ha avuto in risposta prestazioni deludenti. Almeno nel ruolo di Bacio Terracino, non sarebbe il caso di dare fiducia a un Soumarè che ogni volta che entra fa bene? Poi, quando nella ripresa il tecnico biancorosso ha provato a cambiare, è sembrato andare a tentoni: prima un cambio di sistema subito abortito, poi alcuni spostamenti di posizione in mediana. Nulla che migliorasse le cose. Se non altro, rispetto alla prima partita casalinga, quella vinta 3-2 con il Ravenna, è andata nettamente meglio la fase difensiva. Quel giorno il Teramo concesse di tutto e di più agli avversari, ieri la Fermana è andata al tiro solo due volte nel primo tempo: al 16’ con l’impalpabile ex Sansovini (fischiatissimo), debole e centrale, e al 30’ con Petrucci da fuori area, con deviazione comoda di Calore. Nessuna vera occasione per gli ospiti, dunque. Ma, parliamoci chiaro, il gol la Fermana non lo ha neanche cercato davvero. La squadra di Destro è venuta a Teramo per chiudersi e ripartire, puntando su un’impressionante densità in zona palla. In teoria il Teramo aveva un uomo in più in mezzo al campo, ma questa superiorità numerica è stata vanificata dalle ottime coperture gialloblù oltre che dalla giornata storta di Varas e Ilari e dalla mancanza nel Teramo di un uomo-faro capace di aprire il gioco. Ancora una volta il miglior centrocampista biancorosso è stato De Grazia, che si è inserito in zona tiro cinque volte. Le sue conclusioni dal limite, però, sono state fuori misura o ribattute dai difensori.
Nel secondo tempo l’unico tiro a rete, un rasoterra di Ventola parato facilmente da Valentini, è arrivato a tempo quasi scaduto. E questo dice tutto sul calcio approssimativo e povero che si è visto. Val la pena però parlare dei tentativi che Asta ha fatto di cambiare il tran-tran del primo tempo. Al rientro in campo ha presentato Barbuti al posto di Bacio Terracino passando al 4-3-1-2 con Tulli trequartista, ma dopo appena 12 minuti è tornato al 4-3-3 inserendo Soumarè all’ala destra e tirando fuori Foggia. Da quel momento Tulli (fino a quel momento tra i più attivi) è sparito dal campo e il Teramo ha spinto, e creato qualcosa, solo a destra. Asta ha anche provato a dare fiducia a Graziano al posto di Varas, ma il biondo scuola Toro non è entrato in partita. Da mezzala è stato poi spostato a centromediano, con De Grazia mezzo destro. Quando è entrato Paolucci per Ilari, De Grazia è andato a fare la mezzala sinistra. A stringere, l’unico innesto positivo è stato quello di Soumarè mentre Asta sembra ancora alla ricerca dell’assetto migliore. Lo aiuterebbe il rientro di Amadio, ma è chiaro che alla squadra mancano almeno un paio di pedine: una punta con il gol nei piedi e un esterno sinistro difensivo che sappia spingere. Forse, più che ad Asta, tocca a Campitelli.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

