Teramo, sfuma la vittoria-salvezza

Avanti grazie a un rigore, i biancorossi vengono subito raggiunti dal Renate su un altro penalty (dubbio)
TERAMO. La vittoria che avrebbe ipotecato la salvezza non è arrivata. Il Teramo con l’ennesimo pareggio resta a +4 sul penultimo posto, ma il calendario non lo aiuta. Ci sarà ancora da lottare e soffrire.
Al di là degli episodi – il rigore per gli ospiti è apparso molto generoso – la vittoria ieri non è arrivata semplicemente perché, come tante altre volte in questa stagione, la squadra non l’ha davvero cercata. Bastava guardare la formazione iniziale per capire che il Teramo avrebbe badato soprattutto a non prenderle, aspettando il momento giusto per pungere di rimessa. Se giochi con quattro stopper di cui uno, Sales, dirottato sulla fascia; se metti il tuo laterale di spinta più propositivo, Ventola, sulla corsia che non è sua, dimezzandone il potenziale; e se in mezzo al campo giochi con due uomini di corsa e muscoli, Graziano e De Grazia, i tuoi tre attaccanti saranno condannati all’isolamento e alla giocata estemporanea. Così è stato, sebbene in alcune fasi – soprattutto il finale di primo tempo – il Teramo sia riuscito ad essere aggressivo e pericoloso. Intendiamoci, le scelte di Palladini saranno anche discutibili e frutto di eccessiva prudenza, ma alla base una logica c’è. Ed è lo stesso ragionamento che mesi fa portò Asta a passare dallo sbarazzino 4-3-3 d’inizio stagione al 3-5-2 dei pareggini in serie: questa squadra, per caratteristiche fisiche e tecniche, se prova a proporre un gioco offensivo corale è destinata a prendere schiaffi da chiunque. Palladini, dopo qualche schiaffo di troppo, l’ha capito e ha deciso di blindare la difesa e andare avanti a piccoli passi.
Anche al Renate, come ad altre squadre ospiti, i biancorossi hanno lasciato per lunghi tratti fare la partita. È accaduto soprattutto in avvio, quando Calore (7’) ha dovuto sventare in tuffo un tiro insidioso dell’ex Palma e Milillo (10’) sventare di testa su un cross dal fondo di Vannucci. Il Teramo ha dato un segnale di vita con Gondo al 15’ (girata dal limite deviata dal portiere) e in ripartenza ha creato una grossa palla-gol al 30’: Sandomenico ha messo in mezzo un grande assist per De Grazia, che è stato murato da uno strepitoso intervento di Di Gregorio. Lo stesso portiere del Renate poco dopo ha chiuso bene su Milillo che aveva raccolto una palla vagante in area.
Nella ripresa il Teramo ha trovato al 3’ il rigore che poteva dargli tre punti d’oro per una sciagurata entrata di Teso su Graziano, che inseguiva un fallo laterale messo in area da Sales. Bacio Terracino, per il resto un fantasma, ha trasformato con freddezza. Il Renate ha reagito alzando i ritmi e il baricentro, il Teramo ha faticato a reggere l’urto. Al 7’ un colpo di testa di Malgrati su angolo è ricaduto sulla traversa, al 12’ Calore ha dovuto sventare a corpo morto su Palma che ha calciato da due passi. Sugli sviluppi, nel mischione, l’arbitro ha giudicato da rigore un contatto tra De Grazia (che aveva toccato anche la palla) e Pavan. Palma ha accettato il mezzo regalo spiazzando Calore dal dischetto. Poco prima Teso (già ammonito) aveva rischiato il rosso per un mani che ha rallentato una ripartenza biancorossa.
Sull’1-1 c’è stata un’orgia di sostituzioni – ma nessun cambio di sistema – e il match è diventato più confuso e povero di quanto non fosse già. Il Teramo ha avuto una fiammata tra il 30’ (diagonale di Ilari sventato dal portiere) e il 32’ (girata alta del redivivo Panico), ma le sue ultime velleità si sono spente al 33’ quando Speranza ha tentato un dribbling inutile, si è fatto rubare palla da Lunetta e ha dovuto fermarlo con il classico fallo da ultimo uomo. Il Diavolo, in dieci, si è messo con un 4-3-2 e ha provato a non chiudersi. C’è riuscito, ma ha rischiato di perderla al 47’ su un diagonale di Di Gennaro uscito di pochissimo. Pari giusto, la speranza è che sia anche utile alla causa.
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