Teramo spuntato, solo un pari

10 Gennaio 2016

I biancorossi non mettono quasi mai in difficoltà il Pontedera, che merita il punto

TERAMO. È difficile che la sosta di Natale guarisca una squadra malata e infatti il Teramo non è guarito. Certo, dipende dai punti di vista: se ormai i sogni di gloria della società sono tramontati e si corre per la salvezza, il pari contro un buon Pontedera dopo una partita battagliata e incerta può anche essere accolto con un mezzo sorriso e Vivarini, nel dopogara, può dichiarare di essere soddisfatto perché «abbiamo concesso poco agli avversari». Ma se è vero che l’organico del Teramo è uno dei più costosi dell’intera Lega Pro, e a quanto pare è vero, non ci siamo proprio.

La spiacevole sensazione di essere orfani del duo Lapadula-Donnarumma, invece di svanire con il tempo, viene alimentata in ogni modo. Contro il Pontedera le quattro punte in organico sono state schierate tutte da Vivarini (forse anche per mandare un messaggio alla società) e nessuna di loro, compreso il baby Monni nei 20 minuti finali, ha convinto, né tirato pericolosamente in porta. Ma la domanda è: quante palle gol hanno avuto a disposizione? Quanto le sostiene la squadra? Quali giocatori dovrebbero trasformare la fase difensiva in offensiva e fornire alle punte degli assist? Nello scorso campionato L & D facevano tutto da soli, trasformando semplici passaggi verticali dalla seconda e terza linea in azioni da rete. Il resto della squadra badava a far girare il pallone e a difendere. Non c’erano spinta e inserimenti da dietro, ma bastava e avanzava perché a marcare la differenza pensavano i due fenomeni. Ora i due non ci sono più ma Vivarini ripropone lo stesso modulo e lo stesso atteggiamento. Che non funzionano, e non possono funzionare. Lo 0-0 con il Pontedera lo conferma: questo 3-5-2, senza attaccanti con il gol facile, non è incisivo. Vivarini spesso lo fa virare in 4-4-2, allineando Scipioni ai tre stopper e tenendo più alto Di Paolantonio. Ma a che serve, se gli uomini sono questi? Con in campo tre difensori bloccati, e due centrocampisti su tre votati alla pura fatica, la squadra sta troppo indietro e le punte “normali” di quest’anno fanno una gran fatica.

Ieri per vedere un tiro in porta del Teramo si è dovuto attendere il 29’: pressing alto di Paolucci, palla a Moreo, botta dal limite centrale. In precedenza lo stesso Moreo e Paolucci avevano concluso fuori da posizioni quasi impossibili. Per vedere un tiro pericoloso si è arrivati all’8’ della ripresa: Paolucci dal limite, respinta di Cardelli. Tre mezze occasioni da rete sono arrivate nella mezz’ora finale: colpo di testa di poco fuori di Le Noci (15’), svirgolata alta di Caidi su azione d’angolo (36’), volèe larga di Scipioni su cross morbido di Di Paolantonio (47’): ravvicinata sì, ma quasi dalla linea di fondo. La produzione offensiva del Teramo di ieri è tutta qui e neanche Speedy Petrella stavolta ha cambiato la partita, anche perché Vivarini lo ha messo a fare la mezzala e non l’esterno. Quanto alla sostituzione di Le Noci con il solito inconsistente Da Silva, ha fatto storcere il muso a più di qualcuno.

Certo, in fase difensiva il Teramo non ha fatto male. Ha sofferto sulla propria destra alcune incursioni del potente nero Sane, autore di due cross pericolosi non tramutati in gol per poco da Scappini in avvio di gara e Gemignani al 6’ della ripresa, ed ha concesso un’inzuccata su angolo a Risaliti al 41’ finita di un soffio fuori. Più coreografica che altro una parata di Tonti su tiro di Scappini da posizione impossibile (24’ della ripresa). Ma questo concedere poco basta, con una classifica così? O bisogna cambiare passo e osare di più? Al campo, come sempre, la risposta.

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