Teramo, un pari che sa di beffa

Fa tutto il Diavolo contro una Maceratese inguardabile: autorete, assedio e gol dell’1-1
TERAMO. È un’annata storta, c’è poco da dire. Se ai limiti del Teramo aggiungiamo la “luna nera” di partite come quella di ieri il quadro è completo, e scoraggiante. Il pareggio con la Maceratese ha dell’incredibile, come incredibile – visto il suo osceno non-gioco – è che la squadra marchigiana sia la terza forza di questo girone. Si tratta dell’ennesima occasione mancata dal Teramo per sperare in qualcosa di diverso dalla semplice salvezza, forse l’ultima (d’ora in poi sarà bene pensare solo a mettersi al sicuro), ma stavolta il Teramo ha fatto di tutto per vincere, dominando dall’inizio alla fine, e c’è da star sicuri che avrebbe vinto se non si fosse fatto gol da solo dopo 44’. Quell’autorete fantozziana, ennesimo episodio autolesionistico della stagione, ha messo in salita il match. Così il golletto biancorosso, che dai e dai è arrivato perché non poteva non arrivare, è servito solo a prendere un punto. Il pari sa di atroce beffa, visto non solo il dominio territoriale e le occasioni create (non nitidissime, a dire il vero), ma anche e soprattutto visto che la Maceratese in 93’ non ha indirizzato neanche un tiro verso Tonti. L’unico tentativo, totalmente svirgolato, è stato dell’ex Foglia a pochi minuti dalla fine!
Certo, non aver vinto contro una squadra incapace di giocare né di manovra né di rimessa, piantata lì dietro a fare mucchio senza essere neanche ermetica, visto che ha permesso al Teramo molti cross dal fondo e molti tiri dal limite, ribadisce il limite già detto e ridetto della Vivarini band di quest’anno: tanta manovra, tanto possesso palla, poca incisività. Colpa della poca qualità dell’organico? Anche, e ieri mancava l’unico giocatore che salta l’uomo (Petrella), ma le scelte del tecnico contano non poco. Se giochi un 4-4-2 anomalo con uno stopper (Perrotta) a esterno sinistro basso e un interno (ieri Paolucci, di norma Cruciani) esterno destro alto, ti condanni a non attaccare come potresti e dovresti, con l’aggravante che chiedi a Forte (tipico uomo d’area o da contropiede) un lavoro di sponda, in spazi stretti, che non gli si addice. Il 4-4-2 ha le sue leggi antiche: quando è entrato Cecchini per Perrotta e ha cominciato ad andare sul fondo, rimettendo cross e consentendo a Di Paolantonio di accentrarsi in zona tiro e zona assist, è andata meglio. Non a caso il gol di Amadio è nato da un cross di Cecchini respinto dalla difesa e finito sui piedi di Di Paolantonio, che ha gestito palla e consentito ad Amadio di tirare senza opposizione dai 20 metri trovando l’angolo basso.
Nel primo tempo il Teramo è partito piano ma, visto che gli avversari erano incapaci di attaccare, ha man mano preso in mano il gioco, appoggiandosi molto sui movimenti da trequartista di Le Noci, ed ha avuto due buone opportunità con Cenciarelli (tiro ciabattato dal limite su assist di Paolucci) e Forte (colpo di testa di poco fuori su cross dal fondo di Di Paolantonio). Al 44’ l’ennesimo lancio dalle retrovie dei marchigiani, diretto a nessuno, è stato appoggiato malamente all’indietro di testa da Perrotta che ha preso in controtempo Tonti, altrettanto malamente in movimento (inutile) verso la palla, infilando lo stesso angolo nel quale poi segnerà Amadio.
Quell’incredibile 0-1 è durato 25 minuti della ripresa. Prima dell’1-1 il Teramo è stato pericoloso con un bel tiro al volo di Paolucci respinto da Forte, con tiri fuori di poco di Le Noci e Di Paolantonio e con una ciabattata alta di Di Paolantonio in mischia. Poco prima del gol di Amadio Bucchi ha tolto una delle due (solo teoriche) punte ed è passato al 5-4-1, casomai ai suoi venisse in mente di cominciare a giocare al calcio. Sull’1-1 il Teramo ha continuato ad attaccare a pieno organico, ma è stato meno incisivo nonostante Moreo, entrato al posto del fischiatissimo Forte, morisse dalla voglia di dimostrare che può riprendersi il posto. Un tiro quasi dal fondo di Cecchini parato e una girata ribattuta di Le Noci sono stati gli ultimi tentativi del Diavolo, che ha chiuso con la punta Monni esterno sinistro.
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