Teramo va a sprazzi, ci pensano i gemelli

15 Febbraio 2015

Donnarumma e Lapadula piegano il Santarcangelo

TERAMO. È bastato un quarto d’ora di fuoco, l’avvio di ripresa, per bruciare anche il Santarcangelo e allungare la straordinaria serie positiva che sta portando il Teramo a competere per la B. Quasi inutile aggiungere che in quel quarto d’ora di fuoco i protagonisti sono stati ancora loro, i gemelli del gol Donnarumma e Lapadula, che continuano a fare cose straordinarie – splendidi i loro gol di ieri – e a scavare la differenza tra il Teramo e le avversarie.

Prima e dopo quel quarto d’ora, il Teramo ha fatto poco. Troppo poco, se consideriamo Speranza e compagni una squadra di rango (e dovremmo, vista la classifica). Su questo Vivarini dovrà riflettere. Perché è vero che il Diavolo si ritrova lassù anche grazie a un atteggiamento umile e a una mentalità operaia, calati perfettamente nel sistema di gioco molto prudente scelto dal tecnico da novembre in poi. Ma è anche vero che di qui alla fine, per stare attaccati al treno delle grandi, servirà qualcosa in più. Che cosa? Semplice: far segnare dei gol anche ai centrocampisti, portare nell’area avversaria più uomini, avere più soluzioni offensive e più qualità. Perché non potranno essere sempre e solo i gemelli del gol a firmare le vittorie.

Da questo punto di vista, però, Vivarini sembra aver tirato il freno. Dopo aver tolto Di Matteo dalla fascia sinistra per riproporvi Masullo, sulla destra ieri ha sostituito l’indisponibile Scipioni con un difensore puro come Brugaletta. La squadra è sembrata troppo difensiva, e il fatto che abbia preso due gol non smentisce questa tesi perché si è trattato di reti subite a difesa schierata. E dire che era cominciata come meglio non poteva, perché il Teramo ha segnato al primo tiro (testa di Caidi, gigante nell’occasione contrastato da piccoletti, su corner di Amadio al 13’). Poi da parte biancorossa si è visto un possesso palla paziente, anche ben fatto, ma sterile. Dalle fasce, con Brugaletta e Masullo, non potevano arrivare invenzioni. E Di Matteo come mezzala destra si è svegliato dal torpore solo al 21’ con un doppio dribbling in area e tiro a giro a sfiorare il palo. Risultato: a Donnarumma e Lapadula sono arrivati pochissimi palloni. Pian piano il Santarcangelo ha preso il pallino in mano e ha pareggiato al 45’ con l’ex teatino Guidone. Il quale, schierato a destra nello strano tridente di Cuttone (dove Berardino faceva il “falso nueve” senza risultati apprezzabili), quando è andato a fare il suo mestiere di centravanti ha bruciato Caidi su un cross di Bisoli e infilato di testa Tonti, un metro troppo avanti. 1-1 all’intervallo e facce perplesse tra i tifosi.

Nella ripresa, però, il Teramo accelera e va all’assalto, a costo di scoprirsi. La partita diventa scoppiettante e il minuto numero 8 lo dimostra: Graziani impegna severamente Tonti, sulla respinta Lapadula parte come una furia sulla destra, resiste a un fallo e serve Donnarumma. Il 9 arriva quasi sul fondo a tu per tu con il portiere, il 10 nel frattempo ha tagliato in mezzo e il 9 gli recapita un cross che è solo da spingere in rete di testa: 2-1 e ovazione. Al 12’ Lapadula dà un grande assist a Di Matteo che si mangia il 3-1, ma al 16’ il tris lo cala Donnarumma che intercetta un passaggio di Taugourdeau ad Olivi, s’invola e infila Nardi in pallonetto. Delirio.

Qui il Teramo si ri-spegne, arretra troppo e prende il 3-2 ancora da Guidone di testa su cross di Bisoli. Gol fotocopia dell’1-1. Un minuto dopo Garufi sfiora l’incrocio e il clamoroso 3-3. A quel punto Vivarini vede nero e si chiude ancora di più con un 5-4-1 (i subentrati Petrella e Di Paolantonio vanno sulle fasce). Proprio Di Paolantonio e Petrella nel finale mancano il 4-2 in contropiede. La vittoria è meritata, ma un po’ troppo sofferta. Dice che non ci si può cullare, ma bisogna ancora migliorarsi.

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