«Teramo è da play off, in linea con gli obiettivi»

Bianchi: «Il club sta facendo tanto per rinverdire i fasti del passato»
TERAMO. A metà strada tra la soddisfazione per il derby vinto domenica, al PalaScapriano, contro Giulianova e la preparazione per la trasferta di domenica (ore 18) a Recanati. Il Teramo Basket sta vivendo un momento felice se non fosse per l’infortunio a Cicognani, la cui entità è tutta da verificare. Se la gode il coach Piero Bianchi, 59 anni, giuliese, sulla panchina biancorossa per la seconda stagione di fila.
Coach Bianchi, che cosa ci fa un giuliese sulla panchina del Teramo?
«Se il giuliese fa l’allenatore professionista da 27 anni può andare su qualsiasi panchina. Anche su quella del Teramo sulla quale mi trovo molto bene».
Dopo il derby vinto a Giulianova le hanno detto qualcosa?
«No, anche perché in città si vive più che altro di calcio».
Soddisfatto del rendimento dei biancorossi?
«Siamo abbastanza in linea con le aspettative. Il campionato di serie B è durissimo, ancor più il girone C in cui ci sono club molto ambiziosi. La classifica è corta; noi abbiamo collezionato nove vittorie e sette sconfitte, siamo a più 1. Una media da play off e io mi lecco le dita di fronte a un cammino di questo tipo, perché non era scontato considerando anche il fatto che abbiamo costruito la squadra con sei senior e quattro under, anziché sette e tre. Poi, chiaramente, anch’io ho dei rimpianti su alcune partite che abbiamo perso e potevamo vincere».
Che cosa serve per risvegliare definitivamente la passione per il basket dei teramani?
«Il passato (in serie A, ndr) è ingombrante, però io dico che siamo sulla buona strada. Mi dicono che domenica ci sia stato il record stagionale di presenze al palasport, non so se c’erano 1.500 persone sugli spalti. Però, di certo, c’era un bel colpo d’occhio. E’ dico che c’era tanta gente per un posto come Teramo che ha la bocca buona per il basket. A mio avviso, manca la consapevolezza che quella era un’altra società e che questi sono dirigenti coraggiosi che si sono assunti un impegno gravoso sulle spalle. Questa società è nata nel 2015 e questo è il nostro terzo campionato. Secondo me, è stato fatto tanto. Certo, se uno ripensa agli anni della serie A il paragone è improponibile. Ma, ripeto, il cammino è quello giusto».
La sorpresa del girone C della serie B?
«All’inizio della stagione avrei risposto Giulianova perché ha fatto risultati eccellenti in avvio; ora dico che, bene o male, tutti stanno dove devono stare. Non a caso c’è grande equilibrio. Forse, Campli ha fatto qualcosa in più del preventivabile».
Che cosa ha Campli che le permette di essere sempre competitivo?
«Non ho mai allenato a Campli, però l’ambiente credo che sia il vero segreto. In paese si vive per la propria squadra di basket. C’è una tradizione consolidata nel tempo».
Il giocatore-rivelazione?
«Mi piace sottolineare il livello di rendimento di Bogdan Milojevic, in prestito dalla Poderosa Montegranaro, un 2 metri del 1998, un numero 4 classico, a suo agio sia di fronte che spalle al canestro. Ha una grande etica del lavoro e, secondo me, può avere un buon futuro nel basket».
Le altre abruzzesi?
«Fare basket a Giulianova è difficile e la società fa grossi sforzi, perché non è una piazza di basket, ma di calcio. Quindi, vanno fatti i complimenti ai giallorossi. A Pescara l’Amatori meriterebbe una risposta di pubblico più adeguata agli sforzi della società. Credo che sia un progetto che merita fiducia».
Più in generale qual è lo stato di salute del basket in Abruzzo?
«Dipende da come vogliamo vedere il bicchiere, mezzo vuoto o mezzo pieno; se lo consideriamo mezzo vuoto allora bisogna rimarcare le difficoltà di Roseto e il fatto che Chieti è scomparso dalla A2; al contrario, se mezzo pieno, beh le cinque squadre di serie B ambiziose sono un buon biglietto da visita. Però, secondo me, lo stato di salute del movimento si valuta con la presenza di pubblico nelle gare, ci siamo, e la capacità delle società di programmare, e si può migliorare sotto questo punto di vista».
Salvemini, coach teatino di San Severo, ha rimarcato la qualità dei tecnici in Abruzzo?
«Gli allenatori sono una categoria a parte. Da noi c’è una tradizione che parte da lontano e che viene rinverdita da questa generazione di coach».
Che cosa invidia un allenatore di basket a un allenatore di calcio?
«In primis lo stipendio», riponde sorridendo coach Piero Bianchi. «Il livello di stress si somiglia dappertutto. Anche se la pressione sul calcio è enorme, più che nella pallacanestro».
Si cambiano meno allenatori nel basket.
«Sì, è vero, non ci sono le girandole del calcio. Ma questa pseudo cultura secondo la quale quando le cose vanno bene il merito è di tutti e quando vanno male la colpa è di uno solo, il tecnico, regna anche nel nostro movimento».
E’ tempo di mercato, che cosa farà Teramo?
«Noi siamo in attesa di conoscere dell’entità dell’infortunio di Cicognani. Dipende dalla diagnosi e dai tempi di recupero. Speriamo bene, anche se il ginocchio è ancora gonfio...».
@roccocoletti1. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

