«Toccato il fondo, il calcio deve ripartire Volevo Ranieri ct»

10 Febbraio 2018

Gravina a 360° dopo aver sfiorato la presidenza Figc: «Sono stato coerente, se serve pronto a ricandidarmi»  

PESCARA. Quasi due settimane fa ha sfiorato la poltrona di presidente della Figc. Gabriele Gravina, 64 anni, è tornato nella sua Castel di Sangro, città che lo ha adottato da tantissimi anni. Pugliese di nascita, ma abruzzese dentro. Imprenditore, presidente del Castel di Sangro negli anni 90, capo delegazione della nazionale under 21 e, soprattutto, uomo di sport a 360°. Da più di due anni è al timone della Lega Pro e lo scorso 29 gennaio è stato a un passo nel diventare il nuovo capo del calcio italiano, che adesso è presieduto dal commissario straordinario Fabbricini. Gravina, ieri, è stato ospite della redazione del Centro.
Presidente Gravina, è stato vicinissimo alla presidenza della Figc, poi degli accordi sono saltati ed è scattato il commissariamento.
«Io mi sono adoperato in questi mesi per la logica della condivisione e non della spartizione. Non potevo accettare».
Cosa è successo?
«Avevo percepito la possibilità di un rinnovamento. Al ballottaggio mi è stata proposta la presidenza, ma con troppe condizioni a loro favore (della Lnd, ndr). Ho lavorato per anni per centrare l’obiettivo: era più facile dire sì che dire no. Se avessi inseguito solo la gloria personale avrei dovuto dire sì, ma non l’ho fatto per il bene del calcio. Non era giusto».
Pentito della scelta fatta?
«Assolutamente no. Il mio è stato un gesto di coerenza e vedo che tanta gente che mi ferma per strada o mi contatta tramite i social ha capito il mio gesto».
Ora la Figc è in mano al commissario.
«Dovrà per prima cosa rasserenare il clima che si è creato. Abbiamo toccato il fondo. Siccome non c’è più da scavare, dobbiamo risalire in superficie»
Lei al posto di Tavecchio, prima dell’eliminazione dalla corsa al Mondiale, cosa avrebbe fatto?
«Dopo la sconfitta con la Spagna c’è stata una lacerazione tra dirigenza, squadra e ct. Bisognava intervenire in quel momento. Sarebbe servita più lucidità in quel frangente».
Se Gravina fosse diventato presidente della Figc, chi avrebbe preso come ct?
«Una figura come Claudio Ranieri. Con quel tipo di stile dentro e fuori dal campo».
Ora si parla di un ct che sappia proporre il bel calcio. Lei cosa pensa?
«Credo che in questo momento serve una figura in grado di ricostruire. Tutti vogliono vincere esprimendo un bel calcio, ma ora serve un tecnico che ami lavorare senza fare troppi proclama»
Dopo il commissariamento, tra sei mesi o forse un anno, ci saranno della nuove elezioni. Lei è pronto?
«Io ci sono perchè sono il presidente della Lega Pro e, se dovesse servire, ci sarò anche in futuro. Sono a disposizione».
Lo stato di salute della squadre di Lega Pro?
«Non eccellente, visto che ogni anno la Lega con le 60 società deve ricapitalizzare per quasi 90 milioni di euro, ovvero 1 milione e mezzo per ogni club. In serie B invece ogni società deve ricapitalizzare per oltre 80 milioni di euro».
Un tuffo nel calcio di casa nostra: Pescara in serie B e Teramo in C, poi il vuoto per quanto riguarda il mondo dei professionisti.
«Pescara non è in difficoltà e credo che il successo più bello per il club e proprio la continuità della proprietà e della dirigenza . Secondo me, quello pescarese, è un modello da seguire»
Il Teramo?
«Il patron Luciano Campitelli non può rimanere da solo a portare avanti la baracca. Il Teramo va avanti grazie a lui e alla sua passione. Non è giusto che sia solo a fare tutto ciò»
22 giugno 1996, cosa le ricorda questa data?
«La promozione in serie B del Castel di Sangro dopo aver vinto la finale . Che emozione!»
Non le manca il calcio da dirigente di un club?
«Certo che mi manca e mi piacerebbe riabbracciare quel tipo di calcio, ma solo a certe condizioni e con una sostenibilità seria della società». (l.d.m.)
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