Tomei, addio amaro: «Deluso dal Teramo, io volevo restare»

Il portiere e il mancato rinnovo: «Avevo chiesto un biennale ma il club ha fatto altre scelte. Peccato aver saltato i play off»
TERAMO. Il giocatore più impiegato nell’ultima stagione di serie C. Trenta partite su 30 da titolare in campionato. Matteo Tomei è stato lo stakanovista del Teramo, ma ha saltato la gara più importante della stagione, quella dei play off contro il Catanzaro. Il 36enne portiere, infatti, non ha trovato l’accordo con la società per il rinnovo e il 30 giugno ha salutato Teramo. Senza rancore e senza polemiche, ma con tanta delusione.
Tomei, perché non ha rinnovato il contratto?
«È stata una sorpresa anche per me. Durante l’anno, la società mi aveva prospettato un futuro da preparatore dei portieri una volta smesso di giocare. Quando sono tornato a Teramo il 10 giugno, la volontà del club era quella di tenermi ma io, sulla base delle promesse precedenti, ho chiesto un biennale. La società, però, ha cambiato idea e mi ha prospettato soltanto un accordo annuale».
Non poteva rinnovare fino a luglio così da poter giocare i play off?
«Loro mi hanno detto che, senza un accordo sul rinnovo, non avrebbe avuto senso proseguire soltanto per un mese, così ci siamo separati».
Ci è rimasto male?
«Molto, perché la mia volontà era di restare a Teramo. Ho imparato a conoscere meglio la città, l’ho vissuta e mi è piaciuta. È stata una grossa delusione andare via, ma non porto rancore alla società. Sono deluso perché mi aspettavo un finale diverso in base a quelle che erano le prospettive iniziali che la società mi aveva messo davanti. Mi è dispiaciuto non aver giocato i play off».
Ha visto in tv la partita col Catanzaro?
«No, non l’ho vista. Vederla sarebbe stata come pugnalarmi da solo. Non essere lì con i miei compagni è stato terribile».
Che bilancio traccia della stagione?
«Siamo partiti con grande ambizioni ed entusiasmo. Volevamo stupire e vincere il campionato. Poi le cose non sempre vanno come si spera».
Cosa non ha funzionato?
«Ci sono tanti fattori che devono incastrarsi per poter vincere il campionato. Farlo con una squadra totalmente nuova è molto difficile. All’inizio abbiamo incontrato delle difficoltà, poi ci siamo rimessi in carreggiata e abbiamo ottenuto un bel filotto di vittorie. Non abbiamo mai avuto la fortuna e la bravura, però, di fare quel salto di qualità che serviva».
A cosa si riferisce?
«Ricordo che dopo cinque vittorie consecutive siamo andati a Picerno e perso 3-1. Dopo le tre vittorie di misura con Sicula Leonzio, Avellino e Catanzaro nel girone di ritorno, speravo potesse accendersi la scintilla. Poi, invece, abbiamo perso col Monopoli e la società ha fatto altre scelte, cambiando l’allenatore».
Il progetto tecnico iniziato con Tedino è finito a febbraio. Che ne pensa del suo esonero?
«Non entro nel merito. Dico soltanto che a livello personale è stata una grande sconfitta. Nella mia carriera ho cambiato pochissimi allenatori in corsa. Tedino è un grande tecnico, non lo scopro io. È stata una stagione travagliata, purtroppo ci sono annate particolari».
Lei vede il bicchiere mezzo vuoto o mezzo pieno?
«Per me è stata una stagione positiva, anche se a livello di risultati potevamo fare meglio per quelli che sono stati gli investimenti della società. Ma i numeri sono buoni: Bombagi e Magnaghi non hanno mai segnato così tanto e prima del Covid avevamo la quinta miglior difesa del girone».
Come descriverebbe in due parole il presidente Iachini?
«Entusiasta e visionario. È un imprenditore di primo livello che ha investito tanto nel calcio e vuole fare qualcosa di importante. È una persona molto positiva, a me piace perché guarda oltre. Teramo se lo deve tenere stretto».
Come sarà il Teramo del futuro?
«La società ha la fortuna di avere più di 20 giocatori sotto contratto. L’ossatura è buona».
Cosa si porterà dietro dell’esperienza a Teramo?
«La grande passione dei tifosi e il loro senso di appartenenza verso la città e la squadra».
Dove giocherà il prossimo anno?
«Per ora sono disoccupato e mi godo la famiglia a Pordenone in attesa di una chiamata. Voglio giocare fino a 40 anni, poi mi piacerebbe fare il preparatore dei portieri».
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