Tre anni fa moriva Mancini, il “figlio” di Zeman

Il preparatore dei portieri del boemo scomparso a Pescara nell’anno della promozione in Serie A
PESCARA. Quel maledetto pomeriggio. Oggi è il terzo anniversario della morte di Franco Mancini, preparatore dei portieri biancazzurri, stretto collaboratore di Zdenek Zeman che lo aveva allenato ai tempi del grande Foggia. Una tragedia che si materializza il 30 marzo 2012, alla vigilia della gara casalinga contro il Bari. È fatale un arresto cardiaco che non gli lascia scampo portandolo via dai suoi cari a soli 43 anni. Il dramma si consuma dopo pranzo, mentre la moglie, Chiara, di ritorno dalla Puglia, chiama Franco al telefono che però squilla a vuoto. Al rientro a Pescara, poco dopo le 17, la triste immagine del marito a terra esanime in camera da letto nella casa di via Gobetti. A nulla valgono i soccorsi, Franco se ne va lasciando Chiara e i due figli, Francesco e Alessandro che ora hanno rispettivamente 15 e 10 anni. Prima di diventare un collaboratore di Zeman, è stato il principale interprete di questo ruolo nel calcio-spettacolo proposto dal tecnico boemo, sempre pronto ad uscire dalla propria area per bloccare le offensive degli avversari. Reattivo in porta, fortissimo con i piedi, sapeva leggere tutte le traiettorie, soprattutto quando bisognava uscire dai pali per tenere “alta” la linea difensiva. Per lui Zeman era un secondo padre e, dopo la conquista della promozione in A, il primo pensiero del boemo è stato per Franco. Poche parole e tante lacrime verso un uomo a cui tutti erano affezionati. Sono passati tre anni dalla sua scomparsa e resta ancora vivo il ricordo di Mancini per i tanti pescaresi che hanno apprezzato la sua bontà, oltre alle capacità professionali. Il giorno successivo alla sua morte la gara contro il Bari si è giocata ugualmente. In un’atmosfera surreale, la curva Nord lo ha ricordato con un lungo striscione che recitava così: “Grande persona, un vuoto immenso… Il nostro dolore in questo silenzio. Ciao Franco”. Mancini era arrivato a Pescara da meno di un anno, eppure il suo feeling con la piazza è stato immediato. La sua intenzione, infatti, era quella di stabilirsi con la famiglia nella città adriatica. «A Pescara», ripeteva spesso agli amici, «si vive benissimo». Purtroppo le cose non sono andate per il verso giusto, ma il suo ricordo resterà immutato nei cuori delle tante persone che hanno avuto la fortuna di conoscerlo, come le canzoni della musica reggae di Bob Marley, il suo idolo che Franco celebrava suonando con i suoi amici in una band. (g.t.)
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