Trullo, corsa e difesa per entusiasmare Roseto

16 Marzo 2016

Il tecnico è alla terza esperienza sulla panchina degli Sharks: con una squadra costruita per la salvezza è al quarto posto e ha riempito il PalaMaggetti

ROSETO. Stavolta il detto "Nemo proheta in patria" non ha ragione di esistere. Soprattutto se parliamo di Tony Trullo, classe 1962, allenatore rosetano della Mec Energy, che dopo due annate concluse in crescendo (la prima subentrando a Melillo), sta facendo di nuovo innamorare della pallacanestro tutti i tifosi abruzzesi, che fanno a gara per riempire le tribune del PalaMaggetti. Sposato con un figlio (che gioca a basket, ovviamente), è la terza volta che il coach si trova a guidare la squadra della sua città: la prima volta, quella che non si scorda mai, fu nell'annata 1997/1998, quando fu chiamato al timone direttamente dal padre della pallacanestro rosetana, Giovanni Giunco. Quel Roseto con le roselline ricamate sui pantaloncini, e con Busca, Bonaccorsi, Rizzo Facenda, Gaeta, Meneghin e Coppo sul parquet, vinse dando spettacolo sia il campionato di B1, sia la prima edizione della Coppa Italia di Lega, riportando il Roseto in serie A dopo ben 16 anni. Un'annata strepitosa, col custode del vecchio PalaSalara che un'ora prima del match appendeva alle porte il cartello "tutto esaurito". Da lì le strade si divisero, col Roseto che salì in serie A, un'occasione finora negata a coach Trullo.

La seconda avventura fu in Legadue nel 2006, era il Roseto che prese il posto di Fabriano. Fino a quando arrivarono i soldi, la squadra era stabilmente in zona play off, grazie alle giocate di Lloreda, Borsato e Pinnock, e ci fu anche spazio, per un giovane Sylvére Bryan. Quel progetto poi naufragò per mancanza di soldi, con Trullo che diede le dimissioni e la squadra che retrocesse mestamente. La terza avventura, quella attuale, è iniziata nel 2013, col coach che da due stagioni ricopre anche il ruolo di direttore sportivo. E che sia uno stimato professionista lo dimostra il suo curriculum: inizia ad allenare già giovanissimo, grazie al mitico colonnello Aldo Anastasi che quasi lo costringe ad iniziare; del resto Tony abitava a soli trenta metri dalla Palestra D'Annunzio, teatro delle gesta del Roseto fino alla fine degli anni '70, e non poteva certo sfuggire al suo destino. Dopo aver allenato le giovanili a Roseto, partì per Roma dove, da giovane assistente, vinse una Coppa Korac con l'allora Messaggero; nel suo carniere poi, ben 3 promozioni in serie A2 (Roseto nel 1997/1998, Ferrara nel 2000/2001, Trapani nel 2003/2004), una Coppa Italia LNP (Roseto 1997/1998), un campionato DNB (a Capo D'Orlando nel 1999/2000), ed infine un titolo di allenatore dell'anno sempre in quella magica prima annata rosetana. Amante del gioco organizzato e delle alchimie tattiche difensive (il suo marchio di fabbrica è la difesa a zona match-up, che quando ben eseguita è stata capace di inceppare più di un attacco), quest'anno ha avuto il merito di saper variare il menù proposto all'esigente tifoseria rosetana, costruendo insieme al suo staff ed alla società, una squadra che gioca in transizione correndo per quaranta minuti, e che difende esclusivamente a uomo, cambiando su tutti tranne il pivot. Una rivoluzione copernicana. I risultati sono sotto gli occhi di tutti: partita per salvarsi, oggi Roseto è in piena corsa per i play off, a soli 4 punti dal primo posto insieme a Imola, altra grande sorpresa.

Il tutto giocando una pallacanestro o divertente (gli Sharks sono il primo attacco del campionato, e Bryan Allen ne è il capocannoniere incontrastato) che ha fatto tornare il PalaMaggetti vicino al tutto esaurito. Una storia d'amore tra coach Trullo e la città che dura da una vita: ed il bello è che sembra che il meglio debba ancora venire.

Marco Rapone

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