Tumminello: è il mio anno, puntiamo tutto sui play off

22 Agosto 2019

L’attaccante: mi piacerebbe emulare Immobile. Ho imparato molto da Dzeko

PESCARA. Il fiuto del gol di Mancuso, la potenza di Immobile, la cattiveria agonistica di Lapadula. Marco Tumminello li ha studiati per bene tutti e tre. Anche lui vuole scrivere il proprio nome nell’albo d’oro dei bomber del Pescara. Classe 1998, scuola Roma, esperienze in A con Crotone, Atalanta e Roma, adesso in Abruzzo per la stagione del rilancio dopo un’annata, tra Bergamo e Lecce, non proprio esaltante. «È il mio anno», ha raccontato al Centro, durante la diretta Facebook disponibile anche sul sito www.ilcentro.it.
Tumminello, è pronto per la nuova stagione?
«Prontissimo. Sono molto felice di essere qui a Pescara e sabato a Salerno vogliamo partire subito forte, centrando un risultato positivo».
Le prime impressioni sul tecnico Luciano Zauri?
«È stato un grande giocatore ed è giovane come allenatore. Per questo sa come porsi con i calciatori e ha le idee ben chiare. Con noi giovani, poi, ha un rapporto bello. È una persona molto diretta».
Dopo una stagione un po’ in ombra è pronto per il rilancio?
«Sì, certo. Vengo da un anno in cui ho giocato poco e in passato sono stato un po’ sfortunato anche per gli infortuni (rottura del legamento crociato e frattura del gomito, ndr) che ho subito».
Tumminello sulle orme di Immobile, Lapadula e Mancuso?
«Sarebbe bellissimo, magari ripetere la stessa stagione che fece Ciro Immobile».
Lei ha avuto dei campioni come compagni di squadra. Chi le ha insegnato qualche trucco del mestiere?
«Edin Dzeko a Roma mi ha aiutato tantissimo. Ho avuto modo di vederlo all’opera da vicino e devo dire che è stato importante per la mia crescita averlo accanto».
Per lei, che cresciuto a Roma e che tifa per i giallorossi, Francesco Totti che cosa rappresenta?
«Lui è il calcio. Non bisogna aggiungere altro».
L’anno scorso poteva venire a Pescara, ma poi ha scelto Lecce. Come mai?
«Il Pescara mi ha cercato a gennaio, è vero, ma poi ho scelto Lecce. A livello di squadra è andata bene perché siamo andati in serie A, però personalmente potevo fare di più e non ho avuto molto spazio perché davanti avevo degli attaccanti bravi. Tuttavia ho capito che il campionato di serie B è duro e diverso dalla A».
Le sue qualità calzano a pennello per la cadetteria?
«Sì, perché i mie punti di forza sono il fisico, la potenza e il gioco aereo».
I suoi maestri chi sono stati?
«A livello di settore giovanile sicuramente Alberto De Rossi. Con lui in Primavera ho toccato i livelli altissimi e non finirò mai di ringraziarlo. Eusebio Di Francesco, poi, è stato molto importante per la mia crescita tattica e anche Gian Piero Gasperini è un tecnico che mi ha fatto maturare tantissimo».
L’obiettivo del Pescara qual è?
«Almeno i play off. Possiamo giocarcela senza paura».
Braccia piene di tatuaggi. Quanti ne ha?
«Tantissimi, ho perso il conto. Ne ho dappertutto: braccia, gambe, schiena. Rappresentano un po’ la mia vita. Ho un disegno che rappresenta Roma tatuato sul braccio destro, il mio numero di maglia e il mio cane. Tutti i disegni hanno un significato».
Siciliano di nascita, ma romano d’adozione?
«Vivo a Roma da 10 anni e tutta la mia famiglia si è trasferita con me nella Capitale. Mi sento romano, anche se non dimentico le radici siciliane».
Pescara le piace?
«Non potevo fare scelta migliore. Clima ottimo, città tranquilla e lungomare bellissimo. Vivo davanti al mare, quindi, sono fortunato. Poi, qui la gente è passionale e anche la tifoseria è molto calda. Come piace a me».
Ad Empoli che cosa ha combinato per beccarsi tre giornate di squalifica?
«Uno scontro di gioco. Non penso di aver fatto qualcosa di anti-sportivo. Ho chiesto scusa e mi dispiace per le tre giornate di stop».
Bomber di razza, ma con il rischio di diventare un pallavolista. Vero?
«Sì, proprio così. I miei genitori sono due ex giocatori di pallavolo. Mio padre Riccardo e mia madre Tania hanno fatto diversi anni tra A1 e A2. Hanno provato a farmi innamorare del volley, ma io fin da bambino tiravo i calci al pallone».
Quest’anno su quale compagno di squadra si sente di scommettere come possibile rivelazione?
«Bettella è il primo, ma anche Galano può fare un grande campionato. È un giocatore con un gran talento».
L’avversario più forte che si è trovato davanti?
«Kalidou Koulibaly del Napoli e Rafael Toloi dell’Atalanta. Sono due difensori fortissimi».
©RIPRODUZIONE RISERVATA