Ugolotti: Teramo nel cuore mi sarebbe piaciuto restare

«Nessuno mi ha proposto la conferma, adesso vanno di moda i 40enni...»
TERAMO. Nei 104 giorni trascorsi sulla panchina del Teramo Guido Ugolotti ha portato a termine il suo compito: salvare i biancorossi. In 16 partite (play out compresi) il tecnico di origini toscane ha perso soltanto quattro volte raggiungendo l'obiettivo grazie ad un'ottima fase difensiva (9 reti subìte). I numeri, però, non gli sono bastati per essere riconfermato e fare parte del nuovo corso del Teramo. A sei settimane di distanza dalla gara di ritorno contro il Lumezzane, che ha consegnato al Diavolo la salvezza, Ugolotti racconta al Centro le sensazioni vissute durante la sua gestione.
Che importanza riveste, per la sua carriera, la salvezza raggiunta a Teramo?
«Ne sono orgoglioso. Anche perchè arrivavo dalla retrocessione di Melfi e ci tenevo a riscattarmi. Con me il Teramo ha avuto un passo da play off e se ripenso alla situazione che c'era quando sono arrivato direi che è stato fatto un mezzo miracolo. Non era assolutamente facile. Sono contento per la società, che era partita con ben altre ambizioni l'estate scorsa».
Quando ha capito che il Teramo ce l'avrebbe fatta?
«Dopo la vittoria contro il Gubbio (6-0, ndc). Venivamo da tre sconfitte consecutive e serviva la svolta. Quel giorno abbiamo rialzato la testa e ci siamo rimessi in carreggiata, sfiorando la salvezza diretta se qualche episodio, come il gol ingiustamente annullato a Macerata, fosse girato dalla nostra parte. C'è quindi anche un pizzico di rammarico perché potevamo evitare di giocarcela ai play out».
C'è stato invece un momento in cui ha temuto di non farcela?
«Un po' di delusione c'è stata dopo la sconfitta casalinga contro la Reggiana (0-1, ndc) perché eravamo reduci da un trend positivo e speravamo di ottenere il massimo nelle due gare di fila al Bonolis. Nel complesso, comunque, ho sempre creduto nel compito che mi era stato affidato».
E' d'accordo con chi dice che questa salvezza vale più di una promozione?
«Sì, perché quando si hanno programmi diversi e si fanno tanti cambiamenti durante la stagione c'era il rischio di entrare in un vortice pericoloso. Nell'era-Campitelli, tra l'altro, non c'era mai stata una stagione così tribolata. E' una salvezza che ha un valore inestimabile per la piazza teramana. Restare nel calcio professionistico, al giorno d'oggi, è tanta roba».
Sperava in una riconferma sulla panchina del Teramo?
«Ci speravo, ma invece è andata diversamente. Un po' di rammarico c'è. Avevo firmato fino al 30 giugno, però non ho capito perché poi non mi è stato proposto niente. Il presidente Campitelli avrebbe potuto farmi una telefonata per parlare di una mia eventuale permanenza. Peccato. A mio avviso, con i ritocchi giusti, il Teramo che ho allenato io poteva ambire a fare bene il prossimo anno».
In che rapporti è rimasto con il presidente Campitelli?
«Ottimi. Abbiamo avuto un dialogo eccellente nei miei mesi a Teramo e ho avuto il privilegio di poter parlare sempre con lui. Non ci sono mai state discussioni tra di noi e sono felice di avergli regalato la gioia della salvezza. Il presidente ha sofferto tanto fino alla gara di ritorno dei play out».
Si aspettava di più da qualche giocatore?
«Tutti hanno dato il massimo e li ringrazio. In attacco abbiamo avuto diversi problemi, chiedendo a Sansovini anche sforzi supplementari. Probabilmente qualcuno meritava maggiore spazio, ma ad un certo punto ho dovuto fare delle scelte».
Conosce il nuovo tecnico Antonino Asta?
«No. Ha avuto un percorso diverso dal mio. Conosco invece il ds Giorgio Repetto, con il quale ho giocato nell'Avellino nella stagione 1980-'81. Sono ormai 36 anni che non lo rivedo».
Ha qualche proposta di lavoro per il futuro?
«No. In questo momento sono libero. Ero convinto di restare a Teramo, sinceramente, e non mi sono guardato intorno. Oggi vanno di moda i 40enni e si fanno squadre giovani..».
Che cosa augura al Teramo?
«Tutto il bene possibile. Sono stato accolto nel migliore dei modi e porterò sempre nel mio cuore i mesi trascorsi lì. Il presidente ha messo al primo posto il contenimento dei costi ed è giusto per garantire un domani alla società».
Lei ha iniziato la carriera da calciatore nella Roma. Che ne pensa dell'arrivo del tecnico pescarese Eusebio Di Francesco sulla panchina giallorossa?
«Fossi stato in lui avrei aspettato. La Roma, per motivi di bilancio, sta cambiando pelle e si presenta al via della stagione con tanti interrogativi. Roma è una piazza che mette tanta pressione. E fare meglio di Spalletti, con una rosa che potrebbe essere meno competitiva rispetto al recente passato, non sarà affatto facile».
Gaetano Lombardino
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