Ultimo bivio per la gloria

8 Luglio 2014

Respinto il ricorso per Thiago Silva, un Paese col batticuore

INVIATO A RIO DE JANEIRO. Sei giorni per scrivere la storia. Sei giorni e tre partite per conquistare la Coppa del Mondo, perché poi nessuno si ricorderà di chi è arrivato secondo o terzo, se non gli sconfitti. Brasile-Germania oggi, Argentina-Olanda domani: mettetevi comodi e staccate il cellulare, si annunciano due partite da leccarsi i baffi.

Profumo di finale. Stasera dallo stadio Mineirao di Belo Horizonte si alzerà il profumo intenso di una finale. Valori alla mano, forse questa partita doveva andare in scena domenica prossima al Maracanà di Rio. Ma il calendario si scrive con le vittorie solo fino ai quarti, poi l’effetto della penna svanisce e resta lo schema del tabellone con quattro posti liberi: non si sceglie come entrarci, si va dentro e basta. Se vuoi essere campione del mondo non ti lamenti, vinci due partite e vai a prenderti la Coppa.

Di lamenti sembra essere da medaglia d’oro il Brasile, che pure qualche vantaggino l’ha avuto (Julio Cesar ad esempio oggi non doveva esserci). Dispiace per Neymar, meritava di giocarsela, meritava di combattere per il titolo di miglior giocatore del torneo. Fatto sta che ora il Brasile e i brasiliani si sentono meno invincibili. Senza lui e Thiago Silva, restano fragili le fondamenta del palazzo di Scolari, anche perché l’attuale generazione non sforna attaccanti come panini all’olio e una vera alternativa a Neymar non esiste.

In queste crepe sia tecniche sia psicologiche, dovrà affondare il trapano la Germania, squadra solida più che bella, costruita per far gioco ma che in realtà sinora ha mostrato di essere brava soprattutto a distruggere il gioco degli altri. E questo, contro il Brasile, potrebbe essere un vantaggio.

La Fifa boccia il Brasile. Intanto ieri si è espresso il Comitato Disciplinare della Fifa sui casi Zuniga e Thiago Silva: ha prevalso la logica (mai fidarsi quando c’è la Fifa di mezzo...) e entrambi i casi sono dissolti come una bolla di sapone.

Le ragioni? Semplice. La prova tv sul caso Zuniga è stata giudicata inammissibile perché l’arbitro ha potuto vedere e valutare il fallo su Neymar; quanto alla richiesta di annullare il giallo a Thiago Silva, la Fifa ha testualmente risposto che «non vi è alcuna base giuridica che possa giustificare una tale richiesta», e in effetti non si sa bene cosa cercassero i brasiliani se non una bocciatura per poi sperare in qualche vantaggino al prossimo esame. A proposito: intanto la Fifa ha designato come arbitro per oggi l'imbarazzante messicano Rodriguez Moreno e non quell’Howard Webb ripudiato dal Brasile. Certe volte a pensar male…

Poker d’assi. L’avevamo definito il Mondiale delle rivelazioni, del caldo, del nuovo che avanza. Forse era un modo inconscio per cercare un alibi all'Italia. In realtà entriamo nel rettilineo che ci porta al traguardo, e scopriamo che i gregari sono scomparsi. Negli ultimi 20 anni non era mai successo di arrivare alle semifinali e non vedere neanche un outsider.

Premiamo il rewind. Nel 2010 raggiunse le final four l’Uruguay, nel 2006 il Portogallo, nel 2002 addirittura Corea del Sud e Turchia, nel 1998 la Croazia, nel 1994 Svezia e Bulgaria. Stavolta abbiamo regalato applausi ed elogi a Colombia e Costa Rica, abbiamo apprezzato l’Algeria, ma alla resa dei conti sono andati tutti a casa. Più si avvicina la finale e più si fa limpida la sensazione che questo sia davvero stato il Mondiale dei Mondiali.

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