Un’altra disfatta: Oddo è ai saluti

Torino in gol dopo 65 secondi, poi la grandinata di reti fino al 5-0 Gli 80 tifosi biancazzurri lasciano lo stadio per protesta. Finisce 5-3
Un’altra Caporetto. Un’altra prestazione indecorosa, da arrossire per la vergogna. L’ultima di Massimo Oddo, il cui divorzio oggi sarà ufficiale.
L’immagine degli ottanta tifosi biancazzurri che riarrotolano gli striscioni e lasciano il settore ospiti dell’Olimpico all’inizio della ripresa è la fotografia di un Pescara allo sbando. Che ha perso anche l’amor proprio. Che non c’è più con la testa. Dopo una settimana ad alta tensione – le auto bruciate al presidente Daniele Sebastiani nel recinto di casa e le polemiche conseguenti – la reazione del Pescara è stata imbarazzante. La resistenza è durata 65 secondi, tenendo conto che il calcio d’inizio è stato battuto dai biancazzurri. Tanto è servito al Torino per sbloccare il risultato, con Iago Falque, e dare il via alla goleada. 2-0 dopo 10’, 3-0 dopo un quarto d’ora; 4-0 all’inizio della ripresa e manita dopo un’ora di gioco. Il Pescara non è sceso in campo, ha rinunciato a giocare perché ha perso anche l’anima. Altro che gioco sbarazzino, altro che sfortuna. Siamo a febbraio ed è già retrocesso mentalmente. Chiaramente una squadra allo sbando. Che non segue più l’allenatore. Non lo fa da tempo, ma adesso non ci sono più alibi nemmeno per Massimo Oddo, tant’è che ne ha preso atto nel dopo partita decidendo di porre fine alla sua avventura.
Pescara impresentabile, errori imperdonabili per giocatori che calcano palcoscenici di serie A. L’ennesima dimostrazione di un organico non all’altezza. Costruito male la scorsa estate, rifinito peggio a gennaio. Un disastro, calcisticamente parlando.
Non aveva mai vinto il Torino nel girone di ritorno, ieri ha rifatto pace con il pubblico grazie alla goleada rifilata a Bizzarri. E Belotti è salito a quota 17 reti, grazie alla doppietta, rilanciando le proprie quotazioni nella corsa al titolo di capocannoniere. Fanno tutti festa quando c’è di fronte il Pescara. Certo, poi, accade anche che sul 5-0 i granata tirino i remi in barca e che nell’ultimo quarto d’ora Ajeti faccia autogol e Benali realizzi prima la rete del 5-2 e poi quella del 5-3, rendendo la disfatta meno traumatica. Ma poco cambia nel giudizio di una prestazione che definire indecorosa è un eufemismo. Facile giocare sul 5-0 quando non si ha più nulla da perdere e i granata hanno mollato. Questo fa capire che i biancazzurri hanno un deficit corposo anche sul piano della personalità, oltre che tecnico e fisico.
Paradossalmente, il mercato di gennaio, ha tolto anche quelle poche certezze a una squadra smarrita. Tanto per rendere l’idea, il Pescara è partito con il 4-3-2-1 che è il marchio di fabbrica di Oddo. Un 4-3-2-1 letteralmente frantumato dal Torino. In 25 minuti, oltre a prendere tre gol, non è mai entrato in area avversaria. E Oddo, al 27’, ha tolto Kastanos, uno dei due trequartisti insieme a Verre, inserendo un terzino, Crescenzi, e passando alla difesa a cinque nella speranza di limitare il passivo. Speranza vana, perché il crollo è stato evidente. L’unico lampo nella metà campo granata al 34’ quando Caprari ha chiamato Hart a un intervento difficile. Tutto qui nel primo tempo. Nel secondo, dopo il 5-0, e gli inserimenti di Coda (per Stendardo) e Bruno (per Brugman) ecco che va in scena un’altra gara grazie (anche) ai regali concessi dall’albanese del Torino, Arlind Ajeti (in predicato di vestire la maglia biancazzurra la scorsa estate). L’illusione di riaprire la partita, però, resta tale, perché la verità è che non c’è mai stata partita.
Ora la sfida del Pescara, alla luce della sesta sconfitta di fila, è quella di riacquistare un minimo di dignità calcistica, perché l’ha persa del tutto. Resiste lo zero nella casella delle vittorie (sul campo), ma il rischio è quello di finire la stagione con tutte sconfitte, trasformando ogni gara in un’umiliazione. Massimo Oddo va via togliendo ogni alibi alla squadra e alla dirigenza che ora dovrà stabilire come rendere dignitoso il congedo dalla serie A. Di certo, mandare in campo biancazzurri senza alcun futuro in riva all’Adriatico non ha più senso. L’imperativo è quello di limitare i danni. Nel frattempo, magari qualcuno troverà la forza e l’orgoglio per dire che ha sbagliato tutto. E magari seguire l’esempio di Oddo.
@roccocoletti1
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