Un altro malore: Zeman è ricoverato in clinica

18 Ottobre 2024

L’ex allenatore biancazzurro colpito da ischemia, ma non corre pericoli di vita Martedì sera da Roma la corsa alla Casa di cura Pierangeli per gli accertamenti 

PESCARA. Prima il malore, poi la corsa in macchina da Roma a Pescara. E, infine, la diagnosi: un’ischemia. Zdenek Zeman non è in pericolo di vita, ma da martedì sera è ricoverato nella clinica Pierangeli, a Pescara, dove era già stato poco meno di un anno fa. Vigile e lucido, ma costretto a stare a letto. Una forzatura non da poco per l’uomo di Praga che un giorno disse di voler morire su un campo di calcio. Ci sarà tempo, perché la tempra del boemo è robusta e resistente. Ne ha viste e ne ha passate tante in una vita trascorsa nel mondo del pallone dopo la Primavera di Praga. Un’altra ischemia dopo che nel dicembre scorso ne aveva fronteggiato una lieve e transitoria. Da lì l’intervento chirurgico, effettuato dal dottor Guarracini, dal dottor Salute e dalla dottoressa D’Orazio, necessario per impiantare quattro bypass coronarici. E la lunga convalescenza che lo ha costretto a lasciare la panchina del Pescara al vice Giovanni Bucaro. Mesi di riposo, passeggiate e... qualche sigaretta. Una sorta di marchio di fabbrica fuori dal campo per il 77enne tecnico originario di Praga che ha fatto la storia del calcio italiano con il suo 4-3-3 e le accuse al Palazzo. Sempre con la sigaretta in bocca, almeno fino all’anno scorso. Celebre il suo boccheggiare. Martedì sera si è sentito male, nella sua abitazione a Roma. Ha cominciato a perdere la sensibilità di una parte del corpo ed è scattato l’allarme. Un consulto telefonico e via verso Pescara dove i medici della clinica Pierangeli, in primis il dottor Guarracini, conoscono tutto di Zeman e quindi sanno come intervenire. Nella notte gli accertamenti. E poi la terapia. Bisognerà attendere oggi per avere un quadro clinico più preciso e verificare la sua capacità di reagire. Però, la situazione sembra sotto controllo e Zeman non corre pericoli di vita. Dovrà lottare per tornare in forma - servirà tempo - così come ha fatto per tutta la vita: da quando ha lasciato Praga ed è approdato a Palermo dallo zio materno Cestmir Vycpalek, prima calciatore e poi allenatore. E poi gli inizi da allenatore nei dilettanti in Sicilia e nelle giovanili del Palermo dopo una fugace esperienza nella pallamano.
Fino all’esplosione di Zemanlandia, a Foggia. È il 1989. Il ds Pavone scova talenti, Zeman li valorizza, ottenendo grandi risultati, e Casillo vende. E poi la Lazio e la Roma. Sono gli anni delle accuse per doping rivolte alla Juve, gli attacchi al sistema calcio, l’ostracismo di Luciano Moggi, allora re del mercato.
Negli anni è diventato un personaggio, a volte suo malgrado. Ha allenato anche all’estero per poi tornare in Italia e riaffermarsi nella stagione 2011-2012 a Pescara con la promozione in serie A con i vari Immobile, Insigne e Verratti. Poi, ha ceduto alla tentazione Roma. E da lì altre avventure calcistiche, fino all’ultima un anno fa proprio a Pescara. A Zeman non sono certo mancati il carattere e la personalità. Ora queste qualità servono per superare l’ictus. Chiunque ama il calcio lo apprezza e tifa per lui. Ha allenato tanti giocatori, molti li ha affrontati in panchina negli ultimi anni. Già da ieri gli amici più intimi si sono fatti sentire con i familiari per conoscere le condizioni di Sdengo.
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