Un malore stronca Acquaroli, il mito della mountain bike

11 Aprile 2023

È morto domenica mattina a 48 anni in bici sulle montagne bergamasche. Aveva vinto due titoli mondiali giovanili

BERGAMO . Mondo del ciclismo in lutto. È morto domenica, il giorno di Pasqua, per un malore in bici sulle montagne bergamasche, Dario Acquaroli, 48 anni, uomo simbolo della mountain bike in Italia per un decennio. Uno dei biker italiani più forti di sempre. L'ex campione di mountain bike originario di San Giovanni Bianco e residente a San Pellegrino Terme, sempre nella Bergamasca, era atteso dalla sorella per il pranzo di Pasqua, ma non è mai arrivato. Ancora non è chiara la causa del decesso, ma secondo le prime informazioni il 48enne avrebbe accusato un malore a causa del quale è caduto e avrebbe battuto violentemente la testa per terra. A chiamare i soccorsi, intorno alle 13,15 sono stati alcuni ciclisti che hanno trovato Acquaroli a terra, accanto alla sua bicicletta, lungo una mulattiera che da Cespedosio porta in paese, a Camerata Cormello. Sul posto è stato inviato dal 118 l'elicottero decollato da Como e il personale del Soccorso alpino. Vani i soccorsi.
Nato il 10 marzo 1975 a San Giovanni Bianco, in provincia di Bergamo, Acquaroli è stato due volte campione del mondo di specialità, nel 1993 da juniores e nel 1996 da under 23. Una carriera ricca di successi: primo contratto da professionista all’età di 16 anni con il team Bianchi; ha corso 19 mondiali con la Nazionale tra cross-country e marathon, vincendo due titoli europei (1992, 1993) e due mondiali. Campione italiano per cinque volte (1992, 1993, 1996, 2000, 2005) correndo con diverse squadre: Team Bianchi, Full-Dynamix e Sintesi Larm. Collare d’oro al Merito Sportivo dal Coni. Si è ritirato dall’attività di alto livello nel 2008. Dopo è rimasto nel mondo dello sport con incarichi in Vittoria e, negli ultimi anni come marketing manager in Merida. Di sé raccontava: «Ho raggiunto il punto più alto della mia carriera nel 1996, quando a 23 anni ho vinto il mio secondo mondiale. Non è stato un momento facile da gestire perché ero da solo, mio padre è venuto a mancare il giorno prima della mia gara di debutto, quando avevo 16 anni, e non ho mai voluto avere accanto a me un procuratore».
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