UN PUNTO E A CAPO MA BISOGNA CORRERE

30 Ottobre 2014

Una sofferenza infinita, sicuramente non è stato un bel vedere con la squadra biancazzurra schiacciata nella propria metà campo per gran parte della gara, praticamente incapace di uscire dal guscio...

Una sofferenza infinita, sicuramente non è stato un bel vedere con la squadra biancazzurra schiacciata nella propria metà campo per gran parte della gara, praticamente incapace di uscire dal guscio dopo il vantaggio firmato da Memushaj su rigore fino a subire il gol del pari quando ormai mancava pochissimo a un'impresa che certo non sarebbe stata del tutto meritata. Eppure qualche risposta importante la partita di Bari l'ha data, soprattutto se si pensa a come Baroni e la sua squadra c'erano arrivati dopo il tonfo interno con il Carpi. Alla vigilia si sperava che il tecnico se la giocasse facendo tesoro di errori e valutazioni sbagliate che nel giro di tre mesi avevano di fatto cancellato le sue certezze iniziali. Un Pescara inconcludente, fragile in ogni reparto, senza corsa, capacità di gioco ed equilibrio tattico che proprio contro il Carpi aveva dato il peggio di sé, andando incontro alla pesante batosta con rassegnazione e sconcertante prestazione. Bisognava fare punto e a capo, Baroni ci ha provato cambiando modulo (4-5-1) ma anche diversi interpreti, troppo in fretta accantonati (Nielsen, per l'occasione giustamente anche capitano), in lista d'attesa per infortunio (Memushaj) o nemmeno presi in considerazione nelle precedenti dieci giornate (Selasi e Sowe).

Si chiedeva almeno questo per provare a rivitalizzare una squadra che sembrava ormai ridotta alla canna del gas, Baroni lo ha fatto e, almeno l'impatto è stato tutt'altro che negativo. Mezz'ora convincente, con Politano e Sowe a sdoppiarsi sulle fasce per garantire copertura e ripartenze, i tre centrocampisti a far filtro davanti alla difesa col necessario dinamismo, i quattro davanti al portiere finalmente più compatti e attenti. Tutto questo fino al rigore che ha sbloccato la gara, poi un'ora in apnea di fronte alla reazione veemente di un avversario decisamente più forte. Di fatto un catenaccio dettato da un evidente calo fisico più che da scelta tattica. Per provare a rompere l'assedio servivano forze fresche ma né Appelt Pires né Bjarnason buttati nella mischia nella fase finale sono riusciti a dare qualcosa in più alla squadra che era ormai palesemente in debito di ossigeno. Un segnale importante anche questo in vista dei prossimi impegni che dovranno dare continuità e maggiore consistenza a quel poco di buono che si è visto a Bari.

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